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Mattinata di perquisizioni nel mondo del calcio professionistico pugliese. Su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza stanno dando esecuzione a un provvedimento di perquisizione presso le sedi di due società sportive correlate.
L’inchiesta, coordinata dagli inquirenti baresi, si trova al momento nella fase delle indagini preliminari e mira a fare luce sulla situazione economico-finanziaria e sulla gestione contabile dei club coinvolti, di cui non è stato ancora reso noto il nome. I reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura riguardano le fattispecie di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta.
Sotto la lente un deficit da 30 milioni di euro
Al centro degli accertamenti delle Fiamme Gialle c’è in particolare il bilancio d’esercizio 2024 di una società sportiva con sede a Bari. Secondo quanto emerso dagli approfondimenti contabili svolti finora – supportati da specifiche note integrative, relazioni sulla gestione e consulenze tecniche – il club barese si troverebbe in una condizione di perdita sistemica strutturale.
I flussi finanziari analizzati dagli inquirenti evidenziano un profondo rosso stimato in circa 30 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025. Un quadro contabile gravato da un rilevante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria, a fronte del quale, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbe mancato un concreto piano di riequilibrio finanziario. Da qui la richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale per insolvenza della stessa società ai sensi dell’art. 38 del Codice della crisi d’impresa (CCI).
Il nodo delle plusvalenze: la cessione del calciatore
Oltre ai conti societari complessivi, l’attenzione della Procura si è focalizzata sulla compravendita dei cartellini dei giocatori e sul meccanismo delle plusvalenze. L’attività investigativa odierna è stata infatti estesa anche a tre Direttori Sportivi e un Procuratore di calcio, soggetti che allo stato attuale non risultano indagati.
I quattro professionisti sono stati interessati dalle verifiche in quanto intervenuti, a vario titolo, nella cessione di un calciatore tra le due società calcistiche correlate. L’ipotesi degli inquirenti è che nel bilancio della società barese siano stati esposti fatti materiali non rispondenti al vero, omettendo informazioni fondamentali per una corretta valutazione dello stato patrimoniale e finanziario del club.
Nello specifico, la società barese avrebbe acquistato il cartellino dell’atleta riconoscendo alla squadra cedente dei premi legati al valore di una futura rivendita. Successivamente, però, lo ha ceduto alla società correlata in totale assenza di clausole di partecipazione al futuro plusvalore. Tale plusvalore si è poi effettivamente concretizzato in capo alla società correlata, la quale ha venduto il giocatore sul mercato dopo un percorso di valorizzazione sportiva che, secondo l’accusa, la stessa società barese (sebbene già in dissesto) avrebbe potuto tranquillamente compiere all’interno delle proprie strutture.
Il principio della presunzione di innocenza
La Procura della Repubblica ha tenuto a precisare nel proprio comunicato ufficiale che il procedimento penale è ancora nella fase embrionale delle indagini preliminari e che gli elementi raccolti hanno una natura squisitamente provvisoria.
Le perquisizioni odierne rappresentano un atto necessario per effettuare riscontri mirati e acquisire ulteriore documentazione utile alle indagini, e non costituiscono in alcun modo un accertamento definitivo di responsabilità. Nel rispetto dell’articolo 27 della Costituzione e delle attuali normative vigenti sulle garanzie processuali, le persone sottoposte a indagine godono della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, conservando il pieno diritto di formulare le proprie difese nelle sedi competenti.











