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La crisi dell’ex Ilva di Taranto (oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria) segna un nuovo capitolo di forte tensione sindacale. L’UGL Metalmeccanici ha inviato una formale richiesta di convocazione urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, per fare chiarezza sui piani di azione futuri e sui potenziali investitori privati pronti a rilevare il polo siderurgico.
A renderlo noto è il Segretario Nazionale dell’UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, che ha evidenziato come l’iniziativa si sia resa necessaria in ragione del “progressivo e preoccupante deterioramento della situazione produttiva e occupazionale dello stabilimento”. Secondo il sindacato, un confronto governativo che definisca le tutele per i lavoratori coinvolti non è ormai più procrastinabile.
Il nodo degli altiforni: una produzione ai minimi storici
Al centro delle preoccupazioni dei sindacati e degli osservatori industriali vi è la complessa situazione produttiva del sito di Taranto, legata a doppio filo alla marcia degli altiforni. La transizione verso l’amministrazione straordinaria ha ereditato una situazione critica: per lunghi periodi lo stabilimento ha visto un solo altoforno in attività (l’AFO 4), a fronte del fermo tecnico o dello spegnimento programmato degli altri impianti (come l’AFO 1 e l’AFO 2) per interventi di manutenzione straordinaria o per l’adeguamento alle prescrizioni ambientali.
Questa drastica riduzione della capacità produttiva ha fatto crollare i volumi storici di acciaio ben al di sotto delle soglie di sostenibilità economica, spingendo l’indotto sull’orlo del collasso e costringendo migliaia di lavoratori a lunghi regimi di cassa integrazione.
Degrado strutturale e l’allarme sicurezza sul lavoro
La richiesta dell’UGL giunge in un momento in cui le denunce dei lavoratori e dei delegati alla sicurezza (RLS) descrivono una situazione interna drammatica dal punto di vista della tenuta strutturale. I lunghi anni di incertezza societaria e la carenza di investimenti costanti nella manutenzione ordinaria e straordinaria hanno accelerato il degrado degli impianti tarantini.
Le cronache interne riportano ciclicamente episodi di:
Distacchi di intonaco e cedimenti di passerelle o coperture nei reparti più vecchi;
Anomalie agli impianti di spillaggio e alle reti di distribuzione dei gas;
Rotture improvvise di nastri trasportatori e carenze nei sistemi di aspirazione delle polveri.
Questo quadro di obsolescenza delle infrastrutture si riflette direttamente sulla sicurezza dei lavoratori. Negli ultimi anni si sono registrati continui incidenti sfiorati (i cosiddetti near miss) e infortuni più o meno gravi che i sindacati attribuiscono direttamente alla scarsa manutenzione. Lavorare in un ambiente siderurgico pesante richiede standard di sicurezza massimi; il progressivo deterioramento della struttura trasforma invece le mansioni quotidiane in un rischio costante per l’incolumità degli operai.
Il futuro del siderurgico tra bando di gara e tutele
La mossa dell’UGL punta a squarciare il velo di incertezza che avvolge le manifestazioni di interesse dei player internazionali per l’acquisizione dei complessi aziendali. Il governo e i commissari straordinari sono chiamati a bilanciare la decarbonizzazione dello stabilimento (con l’introduzione dei forni elettrici e del preridotto) con la salvaguardia dei livelli occupazionali, sia dei dipendenti diretti che delle aziende dell’indotto.
La convocazione a Palazzo Chigi rappresenta, per la parte sindacale, l’ultima chiamata per evitare che il declino strutturale e produttivo dell’ex Ilva diventi irreversibile, trascinando con sé l’economia di un intero territorio.











