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Prostituzione minorile, l’allarme del Garante: “Urgente colmare i vuoti educativi su affettività e sessualità sane”

Il fenomeno della prostituzione minorile e della mercificazione del corpo tra i più giovani non si combatte solo nelle aule di tribunale o con i divieti, ma partendo dalle radici del problema: la carenza di un’adeguata educazione affettiva e alla sessualità. È questo il fulcro del duro e accorato intervento di Ludovico Abbaticchio, Garante regionale per i diritti dei minori, che ha richiamato l’attenzione sulle fragilità dell’attuale sistema educativo e sociale.

Secondo il Garante, l’ufficio istituzionale è pronto a sostenere e collaborare a qualsiasi progetto mirato al raggiungimento di un bene comune imprescindibile: l’educazione civile dei giovani.

Oltre la repressione: le radici di un fenomeno antico

“La svendita del corpo da parte dei giovani ha una radice antica”, spiega Abbaticchio. Per sradicare questa deriva, l’azione della polizia giudiziaria e le sanzioni – pur fondamentali in fase di segnalazione ed emergenza – non possono bastare.

Il vero nodo della questione risiede nella totale assenza di un percorso strutturato che insegni il rispetto del proprio corpo e di quello altrui. Il Garante ha espresso forte perplessità verso le attuali politiche governative nazionali, orientate più verso leggi ostative o burocratiche (come la richiesta di permessi genitoriali) anziché verso una reale programmazione informativa sulla salute e sull’affettività. Nel frattempo, in assenza di filtri educativi, la pornografia continua a esercitare un’influenza massiccia attraverso l’uso incontrollato e quotidiano di smartphone e PC, sia dentro sia fuori le mura domestiche.

Il ruolo della scuola e la necessità di équipe specializzate

Il problema, secondo la nota ufficiale, si trascina da almeno cinquant’anni all’interno di una società distratta, dove alle complessità delle responsabilità genitoriali si affiancano profondi vuoti educativi nelle scuole italiane.

Per invertire la rotta, il Garante propone una soluzione concreta e strutturale da applicare negli istituti di ogni ordine e grado: l’inserimento di équipe multidisciplinari stabili. Queste figure dovrebbero includere:

  • Medici e professionisti della salute

  • Pedagogisti e psicologi

  • Operatori di strada

L’obiettivo di questi professionisti deve essere quello di supportare i giovani in età evolutiva, aiutandoli a comprendere il reale valore della sessualità e della sfera emotiva. In un’epoca dominata da “falsa morale”, la funzione didattica rischia infatti di essere sostituita dai modelli distorti veicolati senza filtri dalle piattaforme e dai social network.

Ricostruire la comunità educante per contrastare l’amore malato

Ciò che manca oggi è la valorizzazione di una fase cruciale e delicata della vita: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Un transito che, pur portando con sé i turbamenti e le difficoltà tipiche dell’età, dovrebbe essere vissuto con gioia, riscoprendo il valore dell’innamoramento e il dono dell’amore sano.

“Non esiste la bacchetta magica”, conclude Abbaticchio, “ma solo la volontà di mettere al riparo i più giovani dalle deviazioni che sfociano nelle manifestazioni di amore malato“. La chiave per arginare questa deriva risiede nella sinergia della comunità educante: solo un’interazione efficace e costante tra genitori e insegnanti potrà restituire ai ragazzi i punti di riferimento necessari per una crescita consapevole e tutelata.

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Redazione
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