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Sovranità digitale: l’Europa scarica Palantir mentre l’IA italiana fa flop

A metà giugno 2026, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha annunciato un divorzio strategico: la DGSI, i servizi segreti interni francesi, interromperà la storica collaborazione con Palantir. La transizione richiederà mesi, ma la rotta è tracciata. La piattaforma Gotham del gigante della Silicon Valley, adottata nel 2016 all’indomani degli attentati di Parigi e rinnovata solo lo scorso dicembre, verrà progressivamente sostituita da ChapsVision, una tech-company transalpina fondata nel 2019. Poco prima, anche l’intelligence interna tedesca aveva compiuto la stessa scelta.

Non si tratta del capriccio di un appalto pubblico, ma di un sussulto di geopolitica. Affidare la sicurezza nazionale e i dati sensibili dei cittadini a un colosso strettamente legato agli apparati statunitensi è una vulnerabilità non più tollerabile dall’Eliseo. Il continente sembra essersi convinto che la sovranità digitale europea non sia più uno slogan, ma una necessità di sopravvivenza. Londra sta rivedendo i contratti di Palantir con la sanità pubblica (NHS), mentre la polizia della capitale ha già bloccato un’intesa da 50 milioni di sterline.

Eppure, questa stessa reazione d’orgoglio mette a nudo una realtà drammatica: l’Europa è indietro anni luce nella corsa tecnologica. E basta volgere lo sguardo a Sud, verso l’Italia, per misurare il livello di paradosso a cui è giunto il dibattito nostrano sull’innovazione.

Il paradosso italiano: la sovranità ridotta a meme

La differenza macroscopica tra Parigi e Roma sta nel fatto che la sovranità si costruisce con le infrastrutture, non con i proclami. Se la Francia può permettersi di “mollare” un fornitore americano, è perché ChapsVision partecipa a gare pubbliche dal 2022 e ha raggiunto una maturità operativa dopo anni di investimenti mirati.

In Italia, negli stessi giorni, abbiamo assistito a una narrazione opposta. Egomnia S.p.A. ha presentato Emma-5, un modello linguistico annunciato con toni patriottici come “un’infrastruttura critica per il futuro democratico della nazione” e un’alternativa europea a OpenAI e Google. Alla prova dei fatti, però, l’infrastruttura si è trasformata in una barzelletta virale nel giro di poche ore.

Il flop tecnico di Emma-5

Messa alla prova dagli utenti della rete, Emma non è riuscita a rispondere correttamente alla tabellina del 9. Nei numerosi screenshot diventati virali, il chatbot sosteneva che i cani sanno volare, che regalare un’arma automatica a un bambino non comporta rischi e che bere un litro di acido da batteria garantisce una vita lunga e sana. Egomnia ha ritirato il chatbot parlando genericamente di un “utilizzo non in linea con gli obiettivi del test”.

Dietro la beffa, i numeri raccontano una sproporzione imbarazzante:

  • Parametri: Un modello da appena 550 milioni di parametri, contro le centinaia di miliardi dei competitor americani.

  • Finestra di contesto: Solo 2.048 token.

  • Dimensione: Un file da 2,46 gigabyte fatto per girare su un normale portatile, spacciato per infrastruttura di scala nazionale.

Dal Rinascimento allo storytelling digitale

Il contrasto con il passato è vertiginoso. Parliamo del Paese che ha dato i natali a Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, menti che hanno fondato il metodo scientifico moderno. Oggi celebriamo startup ed “evoluzioni tecnologiche” che si rivelano gusci vuoti, incapaci di competere persino con un sussidiario delle elementari. Un’intelligenza artificiale che inciampa sull’aritmetica di base è la metafora perfetta di un ecosistema italiano che scambia regolarmente il marketing per ricerca scientifica.

Il “Made in Italy digitale” sbatte contro la realtà di investimenti irrisori nel Deep Tech — quel settore che richiede capitali pazienti, supercomputer e anni di lavoro — e contro una cronica fuga di cervelli verso i laboratori esteri che quei capitali li hanno davvero. I progetti italiani o europei dotati di una scala tecnica seria nascono sempre da percorsi lenti e silenziosi, non dai comunicati stampa.

Dove si colloca l’Italia? Il modello Minerva

Allo stato attuale, l’Italia rischia un ruolo doppiamente marginale nello scacchiere continentale. Non ha un player industriale credibile da candidare come alternativa nazionale e il mercato dei capitali di rischio è troppo sottile per finanziare progetti a lungo termine. Il pericolo concreto è rimanere clienti dei colossi americani o, in prospettiva, delle soluzioni sovrane francesi o tedesche arrivatamente prima.

Eppure il talento ci sarebbe. Il Paese ha in casa un asset straordinario che raramente riceve lo stesso clamore mediatico: Minerva, la famiglia di modelli linguistici sviluppata dall’Università Sapienza di Roma. Addestrata da zero su testi italiani con un approccio scientifico e accademico, senza slogan sulla “tirannia americana”, Minerva indica la vera strada da percorrere: finanziamenti pubblici strutturali, calcolo ad alte prestazioni e tempi lunghi.

Una via d’uscita realistica potrebbe essere quella delle nicchie verticali. Invece di inseguire inutilmente i modelli fondazionali generalisti, l’Italia potrebbe specializzarsi in applicazioni su dati proprietari legati alla manifattura, alla moda o al patrimonio culturale. Un ruolo più modesto, ma sostenibile.

La leva che manca: ricerca e formazione

Senza investimenti strutturali e continuativi in ricerca e sviluppo, nessuna retorica sovranista potrà salvare l’ecosistema digitale nazionale. Un algoritmo competitivo non nasce da un reparto marketing, ma da laboratori finanziati, dottorati valorizzati e infrastrutture di calcolo che l’Italia oggi non possiede. Continuare a finanziare operazioni efficaci solo sul piano della comunicazione condanna il Paese alla dipendenza tecnologica perenne.

Cacciare Palantir è un atto di coraggio politico, ma senza una seria politica industriale l’Europa rischia di restare una colonia digitale travestita da potenza autonoma. E l’Italia, in questo scenario, rischia di fare la figura di chi guarda la luna mentre la propria intelligenza artificiale sta ancora cercando di capire quanto fa $9 \times 7$.

Immagine a corredo generata tramite Intelligenza Artificiale

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