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Scuola e barriere architettoniche. Il CNDDU a Valditara: “Fondi insufficienti e troppi ritardi”

L’accessibilità degli edifici scolastici italiani continua a viaggiare a due velocità, mostrando ritardi e disuguaglianze drammatiche, in particolare nel Mezzogiorno. A riaccendere i riflettori su un tema cruciale per il diritto all’istruzione è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che analizza i recenti dati dell’indagine di Tuttoscuola diffusi il 2 settembre 2026 e incrociati con le rilevazioni Istat (riferiti all’anno scolastico 2023/2024).

Il quadro che emerge descrive un patrimonio immobiliare scolastico ancora gravemente inadeguato e frammentato, nonostante una normativa in materia vigente da oltre tre decenni.

I dati dell’accessibilità scolastica: il divario Nord-Sud

Secondo quanto rilevato, solo il 40,5% delle scuole italiane risulta accessibile sotto il profilo fisico agli alunni con disabilità motoria, quota che al Sud scende al 36,7%. Un ritardo figlio anche della scarsa manutenzione straordinaria: nello stesso anno scolastico appena il 12% dei plessi ha effettuato lavori per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Tipologia di adeguamento / ServizioMedia NazionaleNord-OvestMezzogiorno / SudRegioni critiche

Scale a norma (su 29.639 edifici)

74,5%

Ascensori / Servoscala / Piattaforme

53,9%

66,5%

36,5%

Divario di 30 punti % col Nord

Bagni adattati a disabili

67,8%

53,7%

Calabria (44,2%), Campania (42,4%)

Leggi vigenti e fondi: il nodo della reale efficacia della spesa

Il problema principale non risiede nella mancanza di leggi o strumenti programmatici. Decreti e normative come la Legge 13/1989, la Legge 104/1992 e la Legge 23/1996 stabiliscono da anni prescrizioni precise sulle competenze degli enti territoriali e il superamento delle barriere.

Sul fronte dei finanziamenti, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha stanziato con D.M. del 24 ottobre 2025 circa 18,7 milioni di euro per l’eliminazione delle barriere negli edifici scolastici statali e paritari, all’interno del Piano generale triennale nazionale di edilizia scolastica 2025-2027.

Tuttavia, come sottolinea il presidente del CNDDU, Prof. Romano Pesavento, la cifra appare del tutto sproporzionata rispetto alle reali esigenze di quasi 40.000 plessi scolastici italiani:

“L’esistenza di una cornice programmatoria e di risorse destinate all’accessibilità sposta l’attenzione sull’adeguatezza finanziaria e sull’efficacia della spesa. È necessario verificare se uno stanziamento di circa 18,7 milioni sia proporzionato alla consistenza degli interventi ancora necessari.”Prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU

Le proposte del CNDDU al Ministero dell’Istruzione

Per superare l’attuale fase di stallo, il CNDDU rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, articolato su tre punti fondamentali:

  1. Rafforzamento dei fondi: Incrementare la dotazione finanziaria destinata specificamente all’abbattimento delle barriere architettoniche.

  2. Criteri basati sui fabbisogni territoriali: Assegnare le risorse prioritarie alle Regioni e agli enti locali che mostrano i deficit più gravi (come Campania e Calabria), evitando riparti a pioggia che mantengono gli squilibri.

  3. Monitoraggio pubblico e trasparente: Creare una piattaforma aggiornata e accessibile per tracciare ogni singolo finanziamento, valutando tempi di progettazione, esecuzione e conclusione dei lavori.

  4. “Un finanziamento produce effetti soltanto quando si traduce in un’opera funzionante. Bisogna distinguere le situazioni determinate dall’insufficienza dei fondi da quelle riconducibili a ritardi burocratici e procedurali dei comuni e delle province beneficiarie” – conclude

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