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Il settore automotive sta vivendo una fase di profonda trasformazione, spinta dalle normative europee sulla decarbonizzazione e dal passaggio progressivo verso la mobilità elettrica. Per una regione come la Puglia, tradizionalmente legata alla componentistica e alla meccanica di precisione, la sfida europea rappresenta tanto un rischio di desertificazione industriale quanto un’opportunità di modernizzazione e reindustrializzazione.
Nel corso della recente missione istituzionale organizzata a Bruxelles dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la delegazione italiana ha presentato alle istituzioni comunitarie un documento congiunto per ridefinire le regole del “pacchetto automotive”. Tra i protagonisti del confronto con il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e i parlamentari europei competenti, figura l’assessore allo Sviluppo Economico e Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio.
Le criticità dell’indotto e della componentistica in Puglia
Il tessuto industriale dell’automotive pugliese conta una filiera composita e altamente specializzata, concentrata prevalentemente nella zona industriale di Bari-Modugno e nell’indotto regionale. Negli ultimi anni, la transizione verso i motori elettrici e il superamento dei propulsori a combustione interna (specialmente il diesel) hanno messo a dura prova la tenuta dei grandi insediamenti del territorio:
Lo stabilimento Bosch di Modugno: Storico presidio industriale e pilastro della produzione di componenti per motori endotermici (tra cui i sistemi d’iniezione diesel), l’impianto vive complessi percorsi di ristrutturazione e contrazione dell’organico con centinaia di esuberi, legati al calo strutturale della domanda dei motori tradizionali.
Il sito Marelli di Bari: Analogamente, la transizione verso nuove motorizzazioni ha richiesto accordi di gestione degli esuberi e incentivi all’esodo per riorganizzare i volumi produttivi.
Il tessuto delle PMI e della componentistica: A soffrire è l’intera filiera della componentistica meccanica di secondo e terzo livello, chiamata a sostenere elevati investimenti per riconvertire linee di produzione storicamente calibrate sulla meccanica di precisione per motori tradizionali.
Senza politiche europee e nazionali di supporto agli investimenti produttivi, l’impatto rischia di tradursi in una graduale perdita di competenze, posti di lavoro e capacità competitiva per l’intero Mezzogiorno.
Le dichiarazioni dell’assessore Eugenio Di Sciascio
Di fronte alle istituzioni europee, la Regione Puglia ha sostenuto la necessità di coniugare gli obiettivi di sostenibilità con la salvaguardia della struttura economico-produttiva regionale.
«Ringrazio la Conferenza delle Regioni e le istituzioni europee per questa importante opportunità di confronto, che ci ha consentito di portare direttamente a Bruxelles le esigenze dei nostri territori. Per la Puglia è un’occasione preziosa per rafforzare una posizione che abbiamo sostenuto con convinzione: accompagnare il cambiamento del settore automobilistico senza mettere a rischio il patrimonio produttivo e occupazionale costruito negli anni. Fare squadra tra Regioni, Governo e istituzioni europee è la strada giusta per dare certezze alle imprese e creare le condizioni per nuovi investimenti e nuove prospettive di crescita» — ha commentato Eugenio Di Sciascio, assessore allo Sviluppo economico e Lavoro della Regione Puglia.
Le proposte delle Regioni: neutralità tecnologica e risorse per la riconversione
Il documento congiunto sottoscritto dalle Regioni italiane individua alcune linee d’azione prioritarie per evitare la desertificazione industriale dei territori e promuovere la reindustrializzazione:
Principio di neutralità tecnologica: Garantire la coesistenza di più soluzioni tecniche per raggiungere la decarbonizzazione, includendo l’apertura ai carburanti neutri (VEEF) ed evitando imposizioni normative rigide che penalizzino la filiera della componentistica.
Revisione dei target intermedi e aiuti di Stato: Modificare le scadenze comunitarie intermedie sul taglio delle emissioni dei veicoli e introdurre regimi di aiuto di Stato più ampi, flessibili e orientati a sostenere gli investimenti ad alta intensità tecnologica, anche per le grandi imprese.
Fondo europeo dedicato nella programmazione 2028-2034: Inserire un canale di finanziamento specifico all’interno della futura politica di coesione europea per accompagnare la riconversione industriale, l’innovazione della componentistica, la riqualificazione delle competenze e lo sviluppo di nuove filiere legate alla mobilità sostenibile.











