C’è un centro di assistenza fiscale a Brescia dove l’anno scorso quasi metà degli utenti ha scelto di destinare il 5 per mille allo stesso consorzio di cooperative sociali. Un’unità di intenti apprezzabile ma sbalorditiva, visto che aveva sede a Torre Annunziata, vicino Napoli. Possibile che tutti quanti conoscessero e avessero così a cuore le sorti della stessa realtà, distante 700 chilometri? No. E infatti l’Agenzia delle entrate ha scoperto che a “suggerire” di destinare lì il prelievo fiscale per le associazioni di volontariato era il responsabile del caf. Basterebbe questo caso per dimostrare la facilità con cui la volontà dei contribuenti possa essere distorta. Eppure è relativamente nulla rispetto al panorama descritto dalla Corte dei conti nella delibera sulla destinazione e l’utilizzo del 5 per mille.
Un campionario in cui c’è di tutto: dalle semplici ingerenze ai manifesti pubblicitari fino alle vere e proprie frodi, con dati riempiti (e in alcuni casi addirittura cambiati) al momento dell’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi. Spesso, in perfetto conflitto di interessi: non di rado i destinatari infatti sono associazioni collegate al centro di assistenza fiscale.
Di “numerose anomalie riscontrate nei comportamenti degli intermediari” parla apertamente la Corte dei conti, che lo scorso anno – dopo aver già verificato diverse stranezze – ha chiesto all’Agenzia delle entrate di indagare. Soprattutto su quelle realtà nei confronti delle quali, nel corso di sommari controlli, erano emersi sospetti: il Movimento cristiano lavoratori, l’Associazione cristiana degli artigiani (Acai), le Acli (Associazioni cristiane lavoratori), i Servizi di Base e l’Anmil, l’associazione dei mutilati e delle vittime di infortuni sul lavoro.
I risultati hanno confermato in parte le ipotesi: su quasi 8mila schede recanti le scelte dei contribuenti sottoposte a controllo, 846 sono risultate irregolari. Più di una su 10. E in 159 casi (ovvero una irregolarità su 5) il cinque per mille era stato destinato proprio ad associazioni o onlus collegate al centro di assistenza fiscale. Nel 5 per cento dei casi, invece, le schede non erano state nemmeno conservate, contrariamente a quanto previsto dalla legge, rendendo così impossibili le verifiche.
E ancora: nel 27 per cento degli interventi di vigilanza è stata riscontrata la presenza, nei locali destinati all’assistenza, di manifesti pubblicitari o di volantini volti ad orientare le scelte dei contribuenti a favore di determinati beneficiari. Mentre in uno dei centri controllati, non ci si limitava a suggerire la onlus ma anche la confessione religiosa: “È stato rilevato che, in una nota riguardante la campagna di assistenza fiscale 2014, il caf stesso ha sollecitato gli operatori delle sedi periferiche a consigliare ai contribuenti di devolvere il 5 per mille dell’Irpef all’associazione ad esso collegata e l’8 per mille a favore della Chiesa cattolica”.











