Una epurazione stile Biagi-Luttazzi di berlusconiana memoria? Qualcosa di simile, anche se camuffata in maniera meno plateale e più mediaticamente condivisibile.
Il candidato Premier in pectore Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, attacca l’informazione italiana, accusandola di avere nuovamente virato sul vento dell’attacco: “Sono ripartite le richieste ai Tg Rai di fare servizi contro di noi. Negli ultimi 50 giorni ci avevano trattato con i guanti bianchi perché avevano paura che andassimo al governo e sostituissimo i direttori. Lo faremo molto presto grazie a una legge finalmente meritocratica”.
Insomma, secondo il pentastellato gli equilibri della stampa sono tornati a pendere nei confronti del partitismo tradizionale, dopo avere tremato per il possibile successo alle urne – che s’è vero che c’è stato – non ha sortito l’effetto di consegnare il Governo ad un grillino.
E con una missiva ai suoi neoeletti rinfocola gli animi: “Non dobbiamo avere paura dei loro servizi in malafede: Ci hanno attaccati per 5 anni, eppure abbiamo vinto a Roma, Torino e siamo arrivati quasi al 33%. E lo spirito che ha animato le nostre battaglie crescerà sempre di più”.
Denuncia Salvini per non volere scrollarsi di dosso Berlusconi, e Renzi per avere finto con una pantomima di essere stato relegato a Senatore semplice, quando invece è il manovratore della marionetta Dem.
Lisciando in chiusura il pelo, al Presidente della Repubblica: “Vi posso assicurare che in questi 55 giorni l’unico corretto con noi è stato il presidente Mattarella. E credo che anche lui riconoscerà tutti gli sforzi che abbiamo fatto per realizzare il primo governo del cambiamento. Siamo stati gli unici a essere seri, a parlare di soluzioni che i cittadini chiedono da anni, a volere mettere le cose nero su bianco in un contratto. Agli altri questo non interessava, evidentemente”.
Insomma, il countdown dello spin off del Parlamento vergine ed inutilizzato è cominciato, e Di Maio esige l’annullamento alla sacra rota elettorale di questa immobile assise. Non avranno “consumato” un degno Esecutivo, ma la pazienza dei cittadini sì.











