Se l’amore è nell’aria, le corna sono tra le onde. Più precisamente, tra lo sciabordio delle onde che accompagna teneramente, insieme all’immancabile musica strappalacrime di sottofondo, il confronto davanti al fuoco delle coppie unite da uno sputo. Ammesso che a Temptation Island si tratti di coppie reali.

Ma tant’è, nulla è più invitante del monitorare i regressi amorosi di una manica di cornutoni e cornutone conclamati, specialmente se si sta seduti sul divano con i pop corn e l’aria condizionata, magari rispecchiandosi in certe situazioni o certe frasi. Non che sia divertente identificarsi in qualcuno che viene sottoposto al supplizio tantalico del guardare cosa combina il proprio partner mentre viene tentato da giovani virgulti muscolosi o chiappe da manifesto della Coppertone, ma va da s’è che nessuno è innocente e, il/la fedigrafo/a viene puntualmente punito dalla ripicca del tradito/a.

Insomma, “Temptation Island” è la perfetta macchina sbanca audience: falso come la banconota da due euro, pruriginoso, macchina sforna frasi da meme che entreranno di diritto nella storia della tv commerciale. In poche parole, trash perfetto allo stato puro. E nulla è più innocuo e divertente di qualcosa senza credibilità ma apparecchiata con l’eleganza del ballo delle debuttanti. Potrebbero scrivere saggi interi sula psicologia di individui come Oronzo, l’esempio perfetto di come anche l’ignorantone più paraculo del mondo possa trasformarsi in un manipolatore seriale. O di tutti gli altri uomini, moderni Ulisse de noialtri caduti nelle reti dei canti delle sirene tentatrici. L’augurio é che nessuno si sforzi, davvero, di studiare la psicologia di questi fenomeni da baraccone, un po’ per non togliere alla trasmissione quel senso di enterteiment a neuroni zero, un po’ perché sarebbe preoccupante sapere che qualcuno si beve tutte le baggianate che scorrono sullo schermo prendendole per un esperimento sociale, alla stregua del primo “Grande Fratello”.

Va da se che i presupposti iniziali per ogni coppia hanno una loro logica, semplice e puerile, ma dannatamente efficace. La premessa è sempre la stessa: vogliamo capire se il nostro è vero amore. Allora che si fa, ti ascolti i Ragazzi Italiani o vai in tv cercando risposte? Ovviamente la seconda, perché il dogma Defilippiano prevede che i sentimento deve essere sottoposto ad autopsia con un coltello da macellaio. Il delitto deve essere perfetto, soprattutto nell’anno di Weinstein, quindi il maschio della coppia deve essere rigorosamente Alpha, sapientemente coglione, predisposto al tradimento e con precedenti perdonati ma non dimenticati e, soprattutto, convinto di avere sempre ragione perché “tu vedi cose che non esistono!”, che è sempre più efficace del “ti posso spiegare tutto”.

La conclusione non prevede vincitori né Higlander, tutti se ne tornano a casa, forse spaiati, forse più uniti di prima. Come guardare un film giallo dove non frega a nessuno chi sia l’assassino, l’importante è vedere come uccide.

Temptation Island, l'elogio del cornuto

Nessuno ne esce completamente pulito, che l’amore trionfi o no torneranno tutti con qualche macchia agli occhi dello spettatore, che sia un massaggio o una scopata supposta non conta. Anche se, puntualmente, è sempre l’uomo quello che ne esce distrutto per il pubblico. La donna agisce dopo, quando le stilettate delle clip mostratele durante il soggiorno cominciano a fare effetto e, logicamente, passa dal pianto disperato al “mo te lo metto a cipolla, bastardo!” senza mai spingersi oltre i limiti (perchè bisogna sempre lasciare tutti con la convinzione che è il maschio lo stronzo!). Morale della favola, le cornute sono assurte al ruolo di novelle Frida o Giovanna D’Arco, con una spruzzata di Rossella O’Hara o, nel caso della oramai celeberrima Lara, di Sara Connor.

Proprio Lara, eletta a furor di popolo l’astro nascente della trasmissione e donna con gli attributi, è il personaggio palesemente più programmato, pilotato, senza neanche doti attoriali e un copione abbastanza idiota. Se proprio vogliamo pensare che ci sia qualcosa di vero, potremmo prendere per buona la storiella che la sua relazione era già a capolinea da un pezzo, ma a questo proposito viene lecito di chiedersi: non potevi startene a casa?

La risposta è fin troppo palese.

Ma no, “Temptetion Island” non è un sottoprodotto, anzi. Nella sua collocazione televisiva, tra l’assoluta demenza di Barbara D’urso e la geniale trashaggine di Maria De Filippi, è una bomba ad orologeria pronta a detonare al momento giusto, sfruttando l’Hitchcockiana teoria del “fai sedere il protagonista incosciente sull’esplosivo ma fai vedere al pubblico che sta correndo un rischio mortale”. Già, perché i fidanzati si giurano amore eterno prima di separarsi per tre settimane e prima di vedere con chi avranno rispettivamente a che fare. Dopo, puntualmente, sono lacrime e porte sfondate, frasacce da caserma, rinfacci e roba varia. Come nelle migliori famiglie. Niente di più, niente di meno che una realtà che quasi tutti abbiamo passato nella nostra vita. Chiariamoci, non parliamo di neorealismo, o come qualcuno si è spinto a scrivere “di concetti Bergmaniani”, ma di pura banalità che tanto piace e serve per passare tre ore senza pensieri. O magari anche confrontandosi, prendendo spunto dall sceneggiatura imparata a menadito dai concorrenti, senza troppi giri di parole, colloquiale e maledettamente reale. D’altronde, il leit motiv della trasmissione é “il viggio nei sentimenti”.

Perchè per quanto possiamo essere innamorati, o lo siamo stati, o lo saremo, alla fine siamo stati almeno una volta tutti cornuti. Fatevene una ragione. E buone vacanze.

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