HomeBlogSostiene GaudianoGrande Fratello, l'osceno che avanza

Grande Fratello, l’osceno che avanza

L’amore e l’odio sono due facce della stessa medaglia e, come c’insegna Cecco Angiolieri, sono sempre meglio dell’indifferenza. Giá, perché l’indifferenza é la totale assenza d’interesse per qualcosa o qualcuno, una stilettata al cuore di ogni amante non ricambiato. Ed una vera ecatombe per la TV. Quando un programma tradisce le aspettative in termini di indici di ascolto, s’innesca un meccanismo tanto semplice quanto letale: fuga delle aziende dagli spazi pubblicitari, conseguente crollo del prezziario di questi ultimi, calo degli introiti per l’emittente. E si corre il rischio che scatti la mannaia della cancellazione dai palinsesti. Perché l’effimero mondo della tv non perdona chi non sforna le uova d’oro dopo essere stato foraggiato con mangime di prima qualità.

Il Grande Fratello meriterebbe la cancellazione a prescindere dagli ascolti; pallida, patinata, insulsa, deprecabile focotocopia di una fotocopia di una copia in carta carbone di quella che fú la sua prima edizione, a suo modo innovativa e con un contorno sociologico.

L’ evidente crollo dello share ne sancisce il funerale mediatico, quasi fosse (finalmente) una presa di posizione del grande pubblico che si ribella alla tv spazzatura esasperata, condita da travestiti, coppie di trans, portatori di handicap, socio patici e chi piú ne ha piú ne metta, spacciati per casi umani (loro, piú umani degli umani). L’ ostinazione delle rete ammiraglia Mediaset nel riproporre un prodotto oramai logoro ha qualcosa di patologico, come un estremo tentativo di soverchiare le regole del successo, dove se non vali nulla non duri una stagione, creando personaggi fumosi e privi di qualsiasi talento da lanciare nell’olimpo effimero della prima serata. Ma la cosa peggiore che questo cataclisma ha generato é la scissione definitiva tra i due social per eccellenza: twitter e Facebook, utilizzati dal pubblico per commentare (ma, sopratutto, insultare) la diretta.

Esperimento riuscito a metà, dato che su Twitter l’hashtag #GF ha spopolato entrando (a detta degli autori) nei trend topic mondiali, mentre su Facebook non ha quasi minimamente scalfito l’interesse degli utenti.

Ovviamente, i cinguettii si prestano maggiormente ad arrivare al vasto pubblico di followers, ma il rapporto tra ascolti e numero di tweet fa nascere un atroce dubbio: i famigerati influencers (individui con un cospicuo numero di seguaci) che twittano hanno davvero la capacità di muovere le masse? Ebbene, pare proprio di no. Anche se vengono eretti su piedistalli di argilla, con tanto di invito in diretta nella social room dello studio, il loro contributo al successo della trasmissione é praticamente nullo. Tempestare le time-line per alzare il trend non ha convinto quasi nessuno, decretando il fallimento della strategia via web.

E, per fortuna, ridimensionando anche la figura di chi si cela dietro gli smarthphone. Evidentemente, c’é una sottile linea rossa che unisce le “star” del web e quelle della “casa”, un impercettibile cordone che si trasforma in un cappio non appena il pubblico capisce il trucco e apre gli occhi. Tutto quello che passa da dietro uno schermo non é quasi mai quello che corrisponde alla realtà.

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