Asia, Simona e Lory, tre donne, le loro storie e la pornografia dei sentimenti in diretta Tv

0

Queste sono tre storie di tre donne. E di cosa le accomuna.

La prima si chiama Asia, una ragazza perennemente in bilico sulla sottile linea della verità e della menzogna, dell’opportunismo e dello sfruttamento. Asia del MeToo, quella che è stata tra le prime a fottere Harvey Weinstein e a farlo finire sul lastrico, quella che a Cannes ha tenuto un monologo durissimo accusando tutti e nessuno, puntando il dito all’infinito sulla platea dopo aver sfilato sul red carpet in pose plastiche a favore dei fotografi.

Quella che è stata accusata da un ex enfant prodige, del non si è ancora capito bene cosa, di pedofilia dopo un incontro ravvicinato in una stanza di albergo quando il ragazzo era ancora sedicenne. Asia ha mal digerito l’intervista concessa a Massimo Giletti dal pupo, un’ora e passa in cui il conduttore ha scavato nel letame (talvolta con compiacimento e paraculismo) e in cui veniva dipinta come una predatrice sessuale assatanata.

L’unica risposta possibile era il calcare lo stesso studio una settimana dopo per propinare al pubblico la propria versione dei fatti. I

l risultato è che i due soggetti si sono accusati di violenza sessuale a vicenda, con un altro massimo comun denominatore: l’essere rimasti paralizzati durante l’atto a causa dello sgomento e del terrore per poi andare a pranzo subito dopo insieme, ma non prima di essersi scattati delle foto nel letto.

Soprassedere ai particolari più pruriginosi è doveroso, certa roba la lasciamo ai programmi della domenica pomeriggio. Qualsiasi considerazione sulla vicenda è a puro appannaggio del lettore, meglio se ha assistito ad entrambe le interviste.

Chi vi scrive si limita a mettersi una mano sulla fronte, senza falso moralismo, e a domandarsi se certa gente pensa che l’opinione pubblica è talmente cogliona da essere incasellata solo nei gruppacci di haters o supporters che sfogano la loro inettitudine su twitter.

La seconda donna si chiama Simona. Una macchina da guerra dello spettacolo, innegabilmente una vera professionista della TV, grande intrattenitrice e creatrice del trash intelligente, quello che non scade mai nello schifo totale ma ci si avvicina abbastanza per stuzzicare lo spettatore per poi mollarlo sul più bello. Manco un film di Hitchcock crea tutto ‘sto suspence…

Bene, Simona era sparita per un po’ dagli schermi ed ora ci è tornata a bomba con la versione VIP di “Temptation Island”. E qual migliore rientro può essere se non trovarti il tuo ex marito come concorrente con la sua nuova fidanzata?

Seguite lo schema: ex moglie che assiste al confronto tra ex marito e nuova fiamma quando lui ha ceduto alle grazie di una terza donna.

No, non è un libro di Henry Miller alla “Tropico dei cornuti”, e non c’è comunque nulla di immorale, per carità! La civiltà è anche il mantenere un rapporto sano e benevolo con i propri ex, forse è la più alta forma di amore. Ma quelle risatine e sorrisi non troppo sotto i baffi di Queen Simona durante l’azzuffamento verbale tra Bettarini e la fidanzata sono entrati di diritto nella storia della televisione.

La terza e ultima donna si chiama Lory. E’ la storia più delicata, senza menzogne e risatine. E’ la storia di una donna dall’aria svampita ma con un cervello perennemente acceso, ambiziosa, forte e fragile.

O troppo forte o troppo fragile nessuno ancora lo sa.

E’ la storia di una donna che ha perso due figli, in due modi drammatici, tragedie che apparentemente non hanno segnato la sua vita se si vuol guardare alla patina esterna con cui la donna si ricopre. Ad un mese dal suicidio di suo figlio, Lory decide di tener fede all’impegno preso con la produzione del Grande Fratello VIP e, quindi, di entrare in gioco.

E, prima di varcare la soglia della casa, si sottopone ad un’intervista in cui tenta di spiegare le sue ragioni, il suo dolore e la sua elaborazione, perchè vuol vivere questa esperienza come una terapia, in barba al giudizio del pubblico sovrano.

Talvolta i suoi occhi si riempiono di lacrime ma restano lì, non scendono sulle guance. La voce rotta dal dolore, quasi come in un’opera drammatica. Lo spettatore è spiazzato, non tanto per la scelta quanto il suono di quelle parole, le smorfie di quel viso: sta fingendo, sta soffrendo in maniera del tutto personale, ha dei problemi mentali e non sa quel che fa?

Anche questo, materiale buono per scannarsi sui social network, senza che mai si possa sapere realmente cosa c’è in quella testa, quali emozioni stanno scorrendo in quel corpo. Il dubbio è atroce, per il tempo della trasmissione. Dopo, chi se ne frega.

Queste sono tre storie di tre donne. E di come lo spettacolo le accomuna.

Non l’intrattenimento, bensì la pornografia dei sentimenti. La distruzione totale della propria privacy, delle proprie emozioni, forse fingendo, forse per cavalcare l’onda, forse onestamente.

Non sta a noi giudicare, ripeto: possiamo solo farci un’idea. Ma se scegliamo di guardare queste scene abbiamo il diritto di pensare, perchè chi presta la propria anima a questa spettacolarizzazione deve essere pronto a subirne le conseguenze.

Francamente, non se ne sente il bisogno, l’enterteiment in questi casi specifici non esiste.

Questo è orrore puro, buono per far alzare gli indici di ascolto nella guerra dello share, dove ogni 30 secondi di pubblicità schizza di prezzo e porta soldi, a palate. Prima nelle casse delle emittenti e poi nelle tasche di chi presta il fianco a queste oscenità.

Violenze sessuali, tradimenti, lutti, trattati come materiale da prima serata, ottimi per essere consumati con una coppa extra large di pop corn come se si fosse al cinema. Con la differenza che queste sceneggiature non sono basate sulla fantasia ma sono storie vere, concrete, in carne ed ossa.

Argomenti di una delicatezza estrema trattati come carne da macello, alla faccia di chi sta elaborando una perdita o ha subito uno stupro. Forse neanche nella peggiore telenovela si era arrivati ad un punto così basso, non di moralità ma di decenza.

E non serve il tirare in ballo psicologi e psichiatri e opinioni scientifiche. Il rispetto per chi è dall’altra parte dello schermo è diventata una chimera, anche se la stragrande maggioranza dell’audience pretende questo, lo vuole come l’aria.

Ridotti a zombi inebetiti che subiscono passivamente qualsiasi cosa.

Perchè sono loro, siamo noi che guardiamo che autorizziamo tutto questo, osservando spegnendo il cervello. E ne parliamo nei bar o in ufficio con una terribile leggerezza. Forse siamo spacciati e sarà sempre peggio, perchè abbiamo perso il senso dell’eleganza e del rispetto.

Allora ben ci stà.

Fin quando non saremo noi a soffrire e ci ritroveremo a fare i conti con il prossimo personaggio che andrà davanti alle telecamere per smontare quella nostra stessa sofferenza come un modellino della Lego. Pezzo per pezzo.

Queste erano tre storie di tre donne. E di come non abbiamo ancora capito che il fondo lo abbiamo toccato da un pezzo. E ora stiamo scavando.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.