La legge disciplina il diritto all’obiezione di coscienza, ed anche il Codice deontologico medico dal 2006 in poi con questa dicitura: “Il medico, al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita.”
Vale in tanti settori professionali, come con il servizio militare, nell’avvocatura o in qualsiasi ambito in cui una persona debba, per mestiere, operare in maniera contraria al proprio sentire. V’è un ampio dibattito e tante opinioni su questo fronte. Ad esempio un legale che sia anche neo-mamma, può rifiutarsi di difendere una persona accusata di avere ucciso i propri figli.
Oppure ancora negli USA un pasticcere è stato denunciato perché non ha voluto prestare opera per una coppia gay, e lui s’è appellato al diritto d’espressione artistica. Doveva creare, non vendere un surgelato, e non voleva farlo per qualcosa in cui non credeva.
Tutto ciò è sacro santo a meno che non sia in gioco la vita delle persone, o non venga leso il diritto dell’assistito. Se la legge sull’aborto prevede 90 giorni in Italia per chiudere la gravidanza, e vi trovaste in una situazione di “scadenza” del termine, il medico – se pure obiettore – non può tirarsi indietro rispetto alla prestazione sanitaria.
La situazione più grave di tutte ovviamente è il pericolo di vita. È successo a Giugliano in Campania (Napoli), dove un medico s’è rifiutato di prestare soccorso ad una donna alla 18esima settimana di gestazione, non avendole praticato un aborto terapeutico. La donna era in travaglio e aveva già espulso il feto privo d’attività cardiaca, e quindi necessitava con urgenza di essere portata in sala parto.
L’ostetrica presente in Ospedale aveva fatto presente al medico la nullità in quella contingenza dell’obiezione di coscienza, ma nulla è servito a fermare l’atrofia mentale. A salvarle la vita è stato un altro dottore, non in turno né in reperibilità, che comunque si è precipitato sul posto perché altrimenti si sarebbe persa una vita.
La Asl di Napoli ha emesso il giusto e più duro verdetto, licenziamento in tronco. La direttrice sanitaria ha sentenziato: “la giustificazione addotta dallo specialista di guardia inadempiente non è stata ritenuta valida.” La legge parla chiaro ed in maniera inequivocabile, non si è mai esonerati dal dovere di prestare assistenza, qualunque fede o principio si professi.
Nel nostro Paese nonostante l’aborto sia legale dal 1978, non si riescono a superare gli ostacoli burocratici, assistenziali e morali. Come il crocefisso non andrebbe tolto dalle aule, così i diritti civili non andrebbero negati.











