Uno dei temi del momento per le aziende è adeguamento alla fatturazione elettronica. In questi giorni a Roma è in discussione la proposta di una proroga per la fatturazione elettronica al 2020. Ancora un anno per adeguarsi. Abbiamo ascoltato dal Senatore barlettano di Forza Italia Dario Damiani, membro della quinta Commissione permanente di Bilancio, opinione sull’argomento.
“L’entrata in vigore da gennaio 2019 dell’obbligo di fatturazione elettronica anche fra privati (che in Europa non esiste per nessun Paese, eccetto il Portogallo) suscita forti proteste da parte delle imprese, dei commercianti, delle partite iva, dei professionisti. In una parola, da parte del tessuto produttivo del Paese. In questo scenario di crisi economica di per sé già ostile all’impresa e all’iniziativa economica privata, lo sviluppo è fortemente condizionato da una burocrazia soffocante; imporre l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati senza dare tempo di adeguarsi dobbiamo riconoscere in tutta onestà intellettuale che non è un approccio costruttivo per conseguire la finalità dell’anti-evasione, nobile senza dubbio.
Perché in questo momento l’obbligo viene percepito come vessatorio. L’adeguamento tecnologico incombe come una minaccia anziché essere vissuto dal contribuente come una semplificazione del proprio carico di lavoro. Gli investimenti in termini economici e di risorse umane potranno essere forse tollerabili per una grande società per azioni, ma saranno molto onerosi per piccole imprese e partite IVA. Non sarebbe preferibile prevedere tempi differenti di adeguamento sulla base delle dimensioni aziendali?
Non poniamo in discussione la necessità di un cambiamento, e realisticamente comprendiamo che ogni cambiamento incontri resistenze; ma proprio per questo chi dirige il cambiamento dovrebbe evitare lo scontro e cercare percorsi condivisi, partecipati, attenti alle esigenze del cittadino. Una riforma che già zoppica in partenza e con troppe falle, come rilevato opportunamente anche dal Garante della Privacy che l’ha stroncata di netto sul piano della “trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali”. Trascurare questi importanti segnali di allarme, lanciati non soltanto dai diretti interessati ma anche da Autorità indipendenti, sarebbe irresponsabile.
L’eventuale proroga – continua Damiani – che noi auspichiamo non va vissuta come una resa ma come uno strumento per garantire la flessibilità necessaria per consentire a tutti di adeguarsi secondo le proprie possibilità. Anche l’entità del gettito previsto, stimato intorno ai 2 miliardi, suscita perplessità, come evidenziato dal Servizio di Bilancio del Senato che parla di “margini oggettivi di incertezza”.
Piuttosto che calare dall’alto e di colpo la questione nonostante tutti i difetti rilevati, perché non cogliere l’occasione per modificare radicalmente la visione del rapporto fisco-contribuente, spesso vissuto dal cittadino come un nemico da cui difendersi? Perché non rappresentare alla comunità civile le opportunità che la tecnologia offre per migliorare la qualità del lavoro anche nel rapporto con l’Erario?
La tecnologia deve essere percepita come un agente semplificatore, non un’ulteriore condanna in un mare di adempimenti; deve essere vissuta come un alleato, un vantaggio da sfruttare, non come un invasore da odiare. Si tratta di un passaggio molto delicato, la cui gestione può dire tanto sul rapporto Stato-cittadino che abbiamo in mente.
Fare impresa in questo Paese sfiora l’atto eroico, perché il clima percepito dalle piccole come dalle grandi realtà aziendali è sempre di ostilità, di diffidenza.
Tutto ciò premesso riteniamo più opportuno prevedere un congruo differimento dell’entrata in vigore delle disposizioni o comunque una maggiore gradualità nell’introduzione dell’obbligo di fatturazione. Distinguendo tra le imprese in relazione alla loro dimensione e al numero di occupati e prevedendo un adeguato periodo di sperimentazione. Pensiamo che sia utile procedere ad una ulteriore semplificazione e riduzione di tipologia e numero di informazioni necessarie alla compilazione corretta della fattura elettronica, anche alla luce dei rilievi avanzati dal Garante per la Privacy. Crediamo che sia anche opportuno riconoscere a regime l’applicazione di sanzioni ridotte.”.











