Viviamo in un clima sociale in cui si tende, molto spesso, a schematizzare fenomeni di natura complessa, come ad esempio la criminalità organizzata, cercando invano una risoluzione attraverso il solo inasprimento delle leggi, oppure emarginando il fenomeno attraverso l’azione di istituzioni come l’Antimafia. Eppure fenomeni come questi continuano irrefrenabilmente ad operare senza sosta, silenziosamente, nell’indifferenza generale e sotto gli occhi delle stesse istituzioni.
A parlare di tale questione ci ha pensato, Mercoledì 24 gennaio presso la Mediateca regionale pugliese, Salvatore Renna, illustratore di Gravina in Puglia, con il suo romanzo illustrato, “Un giudice ragazzino”, in omaggio alla scomparsa di Rosario Livatino, magistrato italiano, ucciso il 21 settembre del 1990 da quattro sicari della Stidda. A coadiuvare l’autore ci hanno pensato Aldo Patruno, direttore del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio, Cosimo Forina, presidente onorario per la Puglia del Premio “Livatino Saetta Costa”, con la moderazione di Cenzio Di Zanni, giornalista.
Questo lavoro non è un semplice romanzo illustrato, oppure una delle tante biografie rivolte all’ormai noto assassinio di Livatino, bensì esso si caratterizza per la sua spiccata originalità di essere un racconto fortemente introspettivo e strumento d’azione formativo e pedagogico. Il protagonista del romanzo è il Piccolo Rosario che, dopo aver letto le parole riportate sulla stele dedicata al giudice Livatino, pone al padre una serie di domande riguardanti la giustizia, la mafia e la verità. Nel racconto si presenta una costruzione della vicenda di Livatino vista attraverso gli occhi di un ragazzo, personificazione di una curiosità determinante per la formazione di un pensiero critico che consenta di comprendere e contestualizzare concetti ,per nulla scontati, come la mafia. Inoltre, la curiosità è un elemento cardine in questo racconto, in quanto rappresenta una delle principali armi in grado di contrastare il caos informativo dei giorni nostri , che molto spesso non fa altro che affrontare i problemi in superficie, senza andare al nodo delle questioni. Ma la cosa peggiore è che a pagare le conseguenze di tale meccanismo sono proprio i giovani d’oggi, la cui curiosità non solo viene schiacciata, ma anche troppo sottovalutata, facendo sempre più fatica a distinguere una notizia vera da una falsa.
A tal proposito, l’autore ci ricorda che Livatino non è stato ucciso solo dai suoi aguzzini, ma anche dall’ignoranza e dal silenzio generale, sostenendo che per un fenomeno complesso, come quello mafioso, occorre innanzitutto comprenderlo fino in fondo. La potenza di tale romanzo lo si evince dall’ essere un mezzo di provocazione che, accostando al testo la potenza delle immagini , entra in fondo ai meccanismi valoriali e dritto al cuore dei lettori.











