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Jazz a scacchi in bianco e nero

L’associazione “Nel gioco del jazz” non si occupa solo di organizzazione di spettacoli musicali, ma edita anche libri e dischi. In questo contesto ha già pubblicato tre libri e tre cd tutti in abbinamento: in particolare i libri sono scritti da Donato Romito, presidente dell’associazione. L’ultimo lavoro è stato presentato in maniera concreta in teatro, senza i fronzoli delle conferenze stampa, a volte poco esaustive. In effetti il progetto meritava proprio una inaugurazione ufficiale al cospetto di un pubblico preparato e stimolato.

L’idea nasce nel 2017 quando Romito, qualificato scacchista di livello nazionale, incontra al Torneo di Ischia Massimo Nunnari, vecchio amico che non vedeva da almeno 40 anni. La loro partita (sarà stato un caso?) nelle prime 15 mosse riprende esattamente quella giocata nel 1960 alle olimpiadi di Liepzig dai campioni Bobby Fischer e Max Euwe. Si ristabilisce il feeling e quell’amicizia interrotta ma sempre viva nel cuore, come le emozioni che non muoiono mai. E da quelle emozioni i due ripartono per ricostruire il tempo in cui sono stati lontani. Alla fin fine la vita è come una partita a scacchi, in cui bisogna muoversi senza mai lasciarsi sopraffare dalle avversità; in cui bisogna necessariamente cedere al rivale qualcosa (i pezzi che si perdono) per poter centrare gli obiettivi prefissati. Nasce così il libro “La nostra ‘Caro-Kann’ – una partita lunga 43 anni” con un titolo che riprende un tipo di apertura del gioco diffuso dai campioni Horatio Caro e Markus Kann nel XIX sec. Non riveliamo il finale, ovviamente, ma se i colori bianco e nero delle caselle hanno riferimenti sociali, possiamo agevolmente immaginarlo.

Su questa idea affascinante medita Roberto Ottaviano, direttore artistico dell’associazione, il quale focalizza la sua attenzione sui colori bianco e nero: come i colori dei tasti del pianoforte, come il colore della maggior parte degli esseri umani. Invita così sei pianisti pugliesi, alcuni affermati, altri giovanissimi, e fa loro incidere un cd, “Playng Chess Keyboard” (etichetta “Dodicilune”): ogni musicista ha scelto due brani, uno di autore nero e l’altro di autore bianco. Idea geniale che poi viene trasferita sul palco per farne un concerto.

In apertura l’Elektroacustic Duo, composto da Nicolò Petrafesa (piano) e Michele Ciccimarra (batteria), vincitore del “Ladisa Jazz Contest” dello scorso anno. Il duo dimostra personalità, anche se deve individuare una più precisa collocazione. L’apporto di un contrabbasso sarebbe opportuno, anche in vista della prossima incisione di un cd. Interessante e poetica “Fracture”, che darà il titolo al disco.

Poi comincia la vera “partita a scacchi”, introdotta proprio da Donato Romito nell’insolita veste di pianista (il pianoforte è un suo hobby) con la musica di Morricone. Su un lato del palco due giocatori svolgono realmente una partita, mentre la scacchiera viene riprodotta su uno schermo mostrando di volta in volta tutte le mosse. A Rocco Capri Chiumarulo è affidato il compito di leggere alcuni passi del libro. Il tutto è geniale, lo ripeto. E perfetto.

Nelle due partite parallele scendono in campo i sei pianisti, tutti di Bari e dintorni, con i brani scelti per piano solo: Domenico Cartago, Gianni Lenoci, Eugenio Macchia, Bruno Montrone, Mirko Signorile e Danilo Tarso. Gli autori più gettonati sono stati Thelonius Monk, Ralph Towner, Wayne Shorter e Carla Bley, con composizioni tutte arrangiate in versioni personali dagli esecutori. Si è puntato soprattutto sul lirismo lasciando grande spazio all’improvvisazione. Splendide  le esecuzioni di “And Now the Queen” e “Round Midnight” che ha avuto l’unica pecca di durare poco.

“Il jazz infine è lo scacco matto” (R. Ottaviano)

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