Una barriera corallina al largo di Monopoli, in Puglia. Una notizia “golosa”, capace di nutrire un immaginario di vacanze al mare in un luogo già ricco di attrattive per italiani e stranieri. Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo che descrive la scoperta sulla prestigiosa rivista Nature-Scientific Reports, si sono diffuse voci sul web che smorzavano gli animi di chi già si vedeva intento a esplorare colorati paesaggi marini in muta subacquea. “È una fake news”, condividevano sui social gli invidiosi (tanto accecati da non cogliere la sfumatura tra un testo falso e uno impreciso). Quali sono i fatti? Cerchiamo di capirlo insieme.

Cos’è una barriera corallina?

È necessario, prima di tutto, chiarire cosa sia una barriera corallina. Quest’ultima è una biocostruzione: strutture permanenti costruite da organismi viventi in grado di aumentare l’estensione, la complessità e l’eterogeneità di un habitat e che, in questo modo, caratterizzano il paesaggio subacqueo. Nello specifico, le barriere coralline sono costituite da scheletri calcarei di miliardi di polipi dei coralli costruttori o dei madreporari. Polipi, non polpi. Infatti i primi appartengono alla classe degli Antozoi, la stessa degli anemoni di mare, i secondi – più conosciuti qui in Puglia, soprattutto a Bari, “n’ dèrr’a la lanze” – sono molluschi della classe dei Cefalopodi. I polipi si riuniscono in colonie di individui del tutto simili gli uni agli altri, i quali secernono carbonato di calcio, sotto forma di calcite, producendo degli scheletri calcarei che si accumulano nel tempo e nello spazio, assumendo diverse forme e dimensioni. Le scogliere coralline dei mari tropicali – quelle a cui abbiamo subito pensato leggendo la notizia riguardante Monopoli per la prima volta – si trovano in acque poco profonde, consentendo così la simbiosi con alcune alghe unicellulari, le zooxantelle, che forniscono il cibo al corallo. Queste brevi informazioni ci aiuteranno a orientarci nella ricerca raccontata nell’articolo pubblicato su Nature-Scientific Reports dagli studiosi dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari guidati da Giuseppe Corriero, direttore del Dipartimento di Biologia.

Lo studio su Nature: a caccia di differenze

Facciamo un ulteriore passo verso i fatti. Lo studio del team di ricerca di Bari ha come titolo “A Mediterranean mesophotic coral reef built by non-symbiotic scleractinians”, la cui traduzione è “Una scogliera corallina mesofotica mediterranea costruita da sclerattinie non simbiotiche”. A leggerlo così, da non addetti, questo insieme di parole non dice molto, forse suona anche un po’ respingente. Invece, proprio la “decodifica” di questi termini ci permetterà di ottenere la risposte che cerchiamo, di capire se a Monopoli c’è veramente una barriera corallina.
Le sclerattinie sono le madrepore, Antozoi – i polipi di cui sopra -, in grado di formare colonie che danno vita a biocostruzioni calcaree ma, nel caso pugliese, non sono simbiotiche. Cosa significa? Al contrario dei polipi che costituiscono le barriere coralline su cui solitamente fantastichiamo, non vivono insieme alle alghe, sono quindi prive di zooxantelle. Le madrepore si procurano il cibo attivamente nutrendosi del materiale organico proveniente dai sedimenti immessi dal Po e da altri fiumi nell’Adriatico, che giungono sino in Puglia grazie dalle correnti marine. E questa è la prima differenza.
C’è poi quella strana definizione, “mesofotica”. Gli ambienti marini possono essere classificati in base alla profondità in cui si trovano e la zona mesofotica è quella compresa tra i 30 e i 200 metri di profondità. La biocostruzione monopolitana è stata trovata dai robot subacquei tra i 30 e i 55 metri, non proprio quelle acque superficiali delle barriere coralline tropicali, limpide e in grado di garantire un buon approvvigionamento di luce solare per le alghe simbionti.

Una scogliera corallina un po’ diversa da quella immaginata

Riassumendo, nelle acque di Monopoli, tra i 30 e i 55 metri di profondità, i robot teleguidati sottomarini dei ricercatori dell’Università di Bari hanno individuato dei blocchi di scogliera corallina, costruita principalmente da due specie di madrepore, Phyllangia americana mouchezii e Polycyathus muellerae. Questo è stato il substrato per altri organismi sessili (ancorati a una superficie e non in grado di muoversi), proprio come succede nelle acque tropicali ma, essendo nella zona mesofotica, non vi sono alghe simbionti e quindi i polipi devono procurarsi il cibo da soli. In questo habitat del Mediterraneo non troverete gli squali e i pesci multicolore di cui probabilmente fantasticavate, ma sicuramente vi nuoteranno alcune cernie e i dentici. No, non è una barriera dallo spessore chilometrico, anzi, misura solo qualche metro ma in sé nasconde oltre 200 specie di invertebrati. Numeri non da poco in termini di biodiversità. Sarà alquanto difficile raggiungerla per scattare la foto perfetta da postare sul profilo Instagram, ma questo è un tesoro per il nostro territorio e una grande scoperta in ambito scientifico: è la prima scogliera corallina mesofotica descritta nel mar Mediterraneo.

Nessuna fake news

Quindi no, non si trattava di una fake news, “semplicemente” qualcuno si è lasciato andare alla forza evocativa di alcune parole, tralasciando particolari scientificamente rilevanti. Ora i ricercatori sperano di proseguire le indagini, impresa ardua a causa della mancanza di fondi. Forse il chiacchiericcio creatosi intorno a questa notizia, la pubblicità, li aiuterà a trovare un supporto per continuare lo studio: si presume, infatti, che la scogliera si prolunghi per due chilometri e mezzo tra Bari e Otranto, in maniera discontinua, a macchia di leopardo.

 

Immagine di copertina: fotografia scattata in situ della scogliera corallina mesofotica, orientata orizzontalmente (modif.). Credits: Corriero et al., A Mediterranean mesophotic coral reef built by non-symbiotic scleractinians, Scientific Reports, volume 9, 3601 (2019) (CC BY 4.0)

Video: intervista dei colleghi di Trm a Giuseppe Corriero, direttore del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari

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