C’erano anche dieci donne tra le 317 vittime accertate nell’esplosione della nave statunitense Charles Henderson, avvenuta il 9 aprile 1945 nel porto di Bari. Nella cerimonia per il 74/o anniversario di “una delle tragedie più grandi della storia della nostra città”, come ha detto il vicesindaco di Bari, Pierluigi Introna, che ha deposto una corona di alloro sotto la lapide dei caduti, in gran parte civili.
Il 9 aprile 1945, alle ore 11,57, a pochi giorni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per cause mai accertate nel porto di Bari esplose improvvisamente il piroscafo americano Charles Henderson, che trasportava un carico di bombe e materiale bellico. Vari spezzoni della sovrastruttura della nave furono lanciati in un raggio di diversi chilometri, provocando danni agli edifici della zona portuale. I vetri delle case, anche a notevole distanza dal porto, andarono in frantumi. La deflagrazione causò centinaia di vittime tra militari e civili, seminando distruzione e morte.
“Alcune delle donne vittime lavoravano nel porto, al servizio degli alleati, altre sono vittime nella città vecchia – ha spiegato il professor Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea – per gli effetti catastrofici dell’esplosione della nave, carica di bombe e munizioni, perché pezzi di ferro colpirono molti cittadini del centro storico, tra cui donne che, nel panico, cercavano di andare a prendere i figli dalle scuole”. Tra le vittime, anche l’intellettuale austriaca Elisabetta Weiss, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e accolta dalla città di Bari insieme a migliaia di altri profughi ebrei.
Quello del 9 aprile 1945, ha concluso lo storico barese, “fu uno degli eventi più tragici e più significativi di una città che ha dato un grande contributo alla liberazione del Paese”.











