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La Cattedrale di Notre Dame di Parigi avvolta dal fumo, mentre le fiamme ne divorano la parte più alta. Immagini che nessuno avrebbe creduto di vedere ieri sera, in televisione come in rete. Eravamo attoniti, tra il dolore per la possibile distruzione di un edificio simbolo, il frutto della creatività e ingegno di artigiani e artisti che si sono succeduti nei secoli, e i commenti deliranti che collegavano la tragedia alla situazione politica francese. Ieri la Cattedrale sembrava spacciata ma oggi, grazie al lavoro dei vigili del fuoco, possiamo in parte tirare un sospiro di sollievo. Notre Dame per ora è fuori pericolo e parte delle opere che conservava al suo interno sono state fortunatamente salvate. In questi paragrafi cerchiamo di riassumere l’accaduto e capire cosa succederà ora, con un breve ricordo di storia pugliese.
L’incendio
Nel tardo pomeriggio di ieri, 15 aprile 2019, poco prima delle 19:00, alcuni passanti hanno iniziato a vedere del fumo levarsi dalla Cattedrale di Notre Dame. Subito la chiesa è stata evacuata e chiusa e, quando le fiamme sono divenute visibili, la polizia stava già isolando l’Ile de la Cité, l’isola maggiore della Senna in cui si erge l’edificio di culto, e sgomberando le strade per lasciare spazio ai vigili del fuoco e ai soccorsi. L’incendio è quindi scoppiato in tutta la sua violenza, come hanno testimoniato fotografie e video che hanno fatto il giro del mondo. Tra i 400 e i 500 pompieri hanno lavorato per scongiurare la perdita e, in prima battuta, la situazione sembrava presagire un epilogo drammatico: alle 19:50 è crollata la guglia, la famosa flèche, portando con sé due terzi del tetto. Nel frattempo i vigili si sono concentrati sulla parte alta della cattedrale, dove probabilmente le fiamme hanno iniziato a divampare, nel tentativo di raffreddare le travi e contenere il fuoco, mentre altre squadre sono entrate nella chiesa per prelevare e mettere al riparo altre opere d’arte racchiuse al suo interno, reliquie e arredi sacri. Verso le 23:00, sono giunte notizie più confortanti: l’incendio era finalmente sotto controllo e la struttura era stata messa al sicuro.
Oggi pomeriggio Laurent Nuñez, segretario di Stato al Ministero dell’Interno francese, ha confermato che nell’insieme il complesso è in buono stato ma la volta presenta delle vulnerabilità, motivo per cui i lavori di messa in sicurezza proseguiranno ancora nei prossimi giorni. Terminato questo periodo, potranno essere recuperate le opere rimaste dentro la chiesa, la maggior parte delle quali non risulta essere danneggiata, e saranno ricoverate e restaurate presso il Museo del Louvre a partire da questo venerdì. Per quanto riguarda i rosoni e le vetrate, non sembra siano state soggetti a danni irreparabili. Infine c’è il Grande Orgue, l’organo maggiore: anche lo strumento musicale non è stato toccato dalle fiamme ma potrebbe comunque essere stato soggetto a danni collaterali.
Le cause
Quali sono state le cause di questo incidente che avrebbe potuto distruggere totalmente uno dei monumenti nominati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO? La scorsa settimana erano iniziati i lavori di restauro: nell’estate del 2018 era iniziata l’instalazione dei ponteggi intorno alla guglia di Notre-Dame e, i primi di aprile, sono state rimosse 16 statue in bronzo (i 12 apostoli e i 4 evangelisti) pronte per essere lasciate alle cure dei restauratori. Proprio dalle impalcature vicine alla guglia sembra essersi sviluppato l’incendio. Per ora la procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo. Nelle ultime ore anche gli esperti del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno commentato l’accaduto. In particolare Pier Paolo Duce dell’Istituto di biometeorologia del CNR di Sassari ha spiegato: “È impossibile entrare nel merito dell’accaduto in dettaglio, ma dai dati disponibili e dalle immagini diffuse dai media la dinamica pare abbastanza chiara: l’incendio sarebbe partito dall’impalcatura che cinge la cattedrale per i lavori di restauro, diffondendosi sulla guglia e sul tetto che sono stati già pesantemente compromessi. Il materiale ligneo è notoriamente combustibile e, rispetto a quello che viene colpito da un incendio boschivo, quello secco delle strutture della cattedrale lo è notevolmente di più. L’altro elemento di propagazione degli incendi è il vento, o meglio l’ossigeno, e a giudicare dalla dinamica della nube che si eleva sopra la cattedrale pare che anche questo agente stia facendo la sua parte, un po’ come quando per alimentare il fuoco si soffia nel camino. Saremmo dunque in una contingenza purtroppo propizia alla propagazione delle fiamme. Non possiamo ovviamente entrare neppure nel merito delle possibilità di intervento, che sono comunque ostacolate dalla quota dell’incendio e dalla struttura della cattedrale”.
Il ricordo del Teatro Petruzzelli
Nella concitazione di ieri sera molti pugliesi avranno ricordato un altro monumento, simbolo di una città, distrutto dalle fiamme: il Teatro Petruzzelli di Bari. Il 27 ottobre 1991, una domenica mattina, a poche ore dall’ultimo spettacolo viene appiccato il fuoco che sventrerà l’edificio, facendone crollare la cupola. In questo caso, però, l’incendio risultò doloso e dopo sedici anni di inchieste e processi, vennero condannati Giuseppe Mesto e Francesco Lepore, gli esecutori materiali. Il teatro fu ricostruito interamente con finanziamenti pubblici e fu riconsegnato al Comune di Bari il 7 settembre 2009.
Ora cosa accadrà?
Nonostante le ingenti perdite non dobbiamo dimenticare che la Cattedrale di Notre Dame, come altre opere d’arte, presenta una notevole stratificazione di interventi avvenuti in diversi periodi storici: nata come edificio gotico di culto, tra il XII e il XIV secolo, ha subito modifiche e restauri nel corso del tempo. Durante la Rivoluzione francese fu già distrutta e, alla fine del XIX secolo, riportata nelle condizioni originarie grazie a una campagna di sensibilizzazione di cui fu parte Victor Hugo, autore del romanzo Notre-Dame de Paris. Fu proprio in quell’occasione che venne costruita la guglia che purtroppo è andata perduta, su progetto dell’architetto Viollet-le-Duc che così sostituì quella originale del Duecento. Questo ci dimostra che non tutto è perduto e i futuri lavori di restauro non faranno altro che integrarsi e raccontare un altro frammento della storia di questo monumento, vissuto per più di otto secoli. Inoltre, nelle ultime ore, si sta scatenando una vera e propria gara di solidarietà per il restauro: tra i donatori ci sono la famiglia Pinault (Christie’s) con 100 milioni di euro, la famiglia Arnault (Louis Vuitton) con 200 milioni, altri 100 milioni da parte della Total e 200 milioni dalla multinazionale L’Oreal.
Credits immagine: foto di Denis Doukhan da Pixabay











