HomePoliticaArmando Siri è un mirino politico, non giuridico

Armando Siri è un mirino politico, non giuridico

Il M5S non ha mai cavalcato la Repubblica e L’Espresso nei riguardi del suo alleato di Governo, per tante altre questioni, fin quando non è divenuto critico il rapporto all’interno dell’esecutivo, e soprattutto fra grillini ed elettori. Lievitato come primo partito d’Italia agli albori del 04 Marzo, il Movimento s’è afflosciato come una ciambella tirata troppo presto fuori dal forno delle opposizioni.

Quando strillava, inveiva, ammanettava gli avversari, il grillismo era una spada di Damocle importante e pressante sul potere, la bestemmia da lanciare contro il sistema. Poi pian piano il sistema son diventati loro, e anziché aprire il Paramento “come una scatoletta di tonno” (Grillo dixit, che nel frattempo è tornato a fare spettacoli con Palazzetti sempre più vuoti), si sono acclimatati sulle poltrone e tutto è divenuto più complicato.

Arrivati all’esecutivo con un accordo “del cambiamento”, assieme alla Lega di Matteo Salvini, hanno perso smalto e credibilità. I leghisti corrono come un treno, macinano consenso e portano a casa i punti del programma, pragmatici – identitari – efficaci. I 5Stelle avevano sparato alto, promettendo benefit complessi ed un po’ onirici, come il Reddito di Cittadinanza. Nelle intenzioni buono, ma di fatto divenuto un sussidio di disoccupazione/sottoccupazione dalle maglie troppo strette per accedervi.

Quando insomma la trasformazione in partito di Governo è fallita, o perlomeno, ha fatto rovinosamente perdere appetibilità esterna – tanto da farsi sorpassare dal PD e con il 26 Maggio praticamente alle porte –  hanno deciso di rivestire nuovamente i panni dei bastonatori d’antan. In questo coacervo di debolezze, nevrosi e contraddizioni, spunta il caso Armando Siri.

Il Senatore e Sottosegretario leghista alle Infrastrutture (spoliato delle deleghe operative dal Ministro Toninelli), è finito nel tritacarne mediatico per una presunta mazzetta di 30mila euro, che il prof. Paolo Arata gli avrebbe promesso in cambio di un emendamento sull’eolico, mentre la DIA ricostruisce i rapporti occulti di quest’ultimo con Vito Nicastri, un facilitatore della mafia in Sicilia.

In un’intercettazione tra Paolo ed il figlio Francesco Arata, si commentava questo sodalizio con Siri, in cui il padre faceva intendere il costo dell’operazione per far passare questi emendamenti, senza però capire se sia stata pagata o promessa una qualche tangente. La Procura di Roma, titolare dell’inchiesta, non ha prova alcuna di questo passaggio di denaro. Il Senatore leghista è stato indagato perché chiacchierato da questi piccoli arrivisti del malaffare.

Ci sono prove schiaccianti di rapporti clientelari? Evidentemente no. Ci sono presupposti gravi tali da far supporre che Siri fosse certamente coinvolto? A quanto pare no. Allora perché il M5S ha crocefisso Armando Siri? I motivi sono tanti. Toninelli intanto non digeriva un Sottosegretario così preparato ed incisivo, che lo metteva in ombra al Ministero, mentre lui incasellava una gaffe dopo l’altra.

Poi c’è il nodo Pace Fiscale e Flat Tax, Siri è portatore di idee brillanti ed innovative che rendono goffo e debole il programma economico pentastellato. E come diceva lo scrittore, poeta e filosofo francese Paul Valéry: “Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore.” Last but not least, la bulimia di voti che in questo momento di carenza fa ghiotta l’occasione di martellare l’alleato per ritrovare smalto.

Per quel che concerne l’emendamento incriminato, e ricordiamo alla fine cestinato, Siri ha sempre ammesso di non essersi occupato mai di eolico, e di non essere competente in materia. Vero, non c’è mai stata contraddizione in questo. Da politico qual è, da rappresentante dell’Esecutivo, viene un Professore (che tra l’altro ha scritto il programma Energia della Lega) e gli chiede di portare avanti una battaglia della filiera dei piccoli imprenditori del settore. Una volta guardato e visto fosse tecnicamente apposto, lo gira ai dicasteri competenti. Se nella sostanza o nei rapporti segreti di Arata ci fossero interessi occulti, Siri non poteva saperlo.

Inoltre, chiariamo un attimo il contesto. Il Sottosegretario è alla sua prima esperienza nei ranghi alti di Governo, il figlio di Arata lavora con Giorgetti e lo stesso professore ha collaborato con un partito di cui Siri sino a pochi anni fa era alieno. Perché non dovrebbe fidarsi? C’è una struttura di collaboratori, di menti pensanti, che di certo non ha costruito Siri. Quando uno di questi esperti accreditati porta in dote una correzione legislativa, è quasi automatico che i delegati nell’Esecutivo si facciano carico di veicolare i provvedimenti.

La riflessione dovrebbe essere allargata alla Lega, in maniera collegiale, ed a tutti i partiti di ieri, di oggi e di domani, per cui neanche il M5S è stato immune in questi anni. Andrebbero rivisti i meccanismi di selezione dei dirigenti vicini, se mai dovesse esserci prova di coinvolgimenti mafiosi, e non fare la caccia all’uomo, al singolo, ch’è stato preso a simbolo e mirino di una fratricida guerra di posizionamento mediatico.

Lo stesso Paolo Arata, incalzato dai giornalisti di Piazza Pulita, preso dal senso di colpa per avere millantato telefonicamente con il figlio, ha commentato: “(Siri, ndr) Fa bene a prendere le distanze da me. È una persona onestissima, non ha mai preso niente nel modo più assoluto.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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