Continua il pressing feroce dell’alleato (?) di Governo della Lega, Movimento 5 Stelle, per far dimettere il Sottosegretario Siri prima che domani si giunga al casus belli in Consiglio dei Ministri, dove il Premier Conte espliciterà formalmente la volontà di revocare la carica. “Si metta in panchina; Torni a fare il Senatore; È stato il Santo in Paradiso di un imprenditore a discapito degli altri; Non mi fido di lui; Mi auguro faccia la cosa giusta”, ecc., queste le parole di Di Maio nelle settimane che abbiamo appena consumato.
Siri si è ritirato in un religioso silenzio, assorbendo tutto il travaso di bile, il livore, la maniacale cura dei suoi affari privati da parte di media assetati di gossip, perché finché i capi di accusa non si concretizzano in qualcosa di solido, di questo si tratta. Pochissime dichiarazioni, contingentate, non è entrato in polemica. Ha solo ribadito tranquillità, innocenza, e aspetta sulla riva del fiume.
Report ha aperto un altro filone d’invettiva, coinvolgendo stavolta anche il capo di Gabinetto Marco Perini e suo padre. Continuano a narrare di vicende torbide e poco chiare, messe in scena con gli abiti del complotto e dell’illiceità dei gesti. Cosa c’è di concreto ad oggi? Nulla, regolari affari di famiglia, vita privata, gestione finanziaria come qualsiasi italiano che accende un mutuo od intesta una proprietà al proprio figlio.
La Procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo sulla scia di una segnalazione standard che il notaio investito – redigendo il rogito di una palazzina comprata a Bresso – ha effettuato a Bankitalia. Modello 45, iscrizione di atti non costituenti notizia di reato. Già qui siamo nel regno della fantasia, è un registro in cui devono essere eseguiti accertamenti preliminari, prima che si configuri una qualsiasi ipotesi d’illecito.
Chiediamo a Siri d’affondare in alto mare, mentre noi crediamo di camminare sull’acqua. Di cosa stiamo parlando? Con quali prove, capi d’accusa, si sta massacrando quest’uomo? E con quale veemenza si stanno scardinando i principi d’innocenza, del giusto processo, e di difesa? Giacciono silenti da più di un anno le querele che lo stesso Siri ha mosso contro il gruppo l’Espresso-Repubblica ad esempio, per diffamazione. Nulla, la procura nemmeno ha aperto il fascicolo. Poi basta una telefonata di qualche affarista, in cui tu sei un terzo chiacchierato, e ti sputtanano in mondovisione.
Siri non è Berlusconi, non ha i mezzi finanziari e mediatici per la palingenesi, per rispondere alle calunnie che lo stanno giornalisticamente affossando. Può solo attendere la verità, quell’indomabile concetto che spazza via tutti i pregiudizi, e che però è troppo lenta ad arrivare. Nel frattempo verrà dimissionato, faranno calare il sipario politico su chi ha dato i natali al grosso del programma economico e non solo, della Lega.
Armando Siri è il padre della Flat Tax italiana, della Pace Fiscale, è l’ideatore di un format di Scuola Politica guardato con invidia in Europa, mescola filosofia, pragmatismo ed ingegno, come solo pochi illuminati hanno ispirato nell’arte di Governo. E dov’è “la Rai del Cambiamento?”, perché giornalisti e servizi pagati coi soldi dei contribuenti organizzano la graticola di un uomo? Il fumus persecutionis spinto sino alla caccia alle streghe?
Ci preoccupiamo del salario di Fazio, quando invece abbiamo messo a libro paga tutto un sistema perverso in cui le guarentigie costituzionali sono andate al macero. Addirittura si è arrivati a bussare alla porta di un ignaro agente immobiliare, che da trent’anni porta avanti regolarmente il proprio mestiere, per indagare la provenienza dei soldi del Senatore Siri. Un po’ come se volessero sapere dal vostro macellaio perché avete messo su 20 chili.
Policarpo Perini, padre del capo segreteria del Senatore, ha potuto replicare solo su Facebook: “(…) L’immobile era in vendita per almeno due anni nei quali ho dato massima visibilità sui portali internet al prezzo richiesto dai proprietari, che notoriamente non hanno mai regalato nulla, pari alla somma del valore di mercato di ciascuna unità immobiliare. La vendita è stata portata a termine a un valore più basso dovuto come sempre quando la trattativa è per l’acquisto in blocco. (…) Alla conclusione del contratto, ho percepito le commissioni d’agenzia pro quota, cioè anche da mio figlio, per rimanere nella massima trasparenza e correttezza. (…) In seguito al rogito, per dovere professionale il Notaio, in qualità di soggetto obbligato, ha dovuto segnalare all’UIF (unità d’informazione finanziaria) la transazione.”
Forse il reato è negli occhi di chi lo vuole ostinatamente cercare, perché restando agli atti, c’è un incredibile coacervo di illazioni e civetteria amara, che verrà ricordata come un’ennesima pagina bugia della storia giudiziaria di questo Paese.











