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Di Maio a Taranto: ecco i punti del Piano di Sviluppo. Nessuna immunità per ArcelorMittal

Luigi Di Maio non intende schiodarsi dallo stop all’immunità penale, di fronte al quale ArcelorMittal aveva espresso preoccupazione e chiesto di ristabilire la “certezza del diritto” perché senza sarebbe “impossibile gestire” l’impianto.

“Il problema è risolto perché non c’è più immunità penale – è stata la risposta del ministro dello Sviluppo Economico, a Taranto questa mattina per il Tavolo del contratto istituzionale di sviluppo – Questo era il nostro obiettivo e abbiamo detto che non siamo assolutamente contro i lavoratori e ArcelorMittal”.

Parole categoriche, quelle pronunciate questa mattina dal ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, prima di presiedere in Prefettura il Tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, previsto dalla legge 20 del 2015 per gestire il rilancio della città a seguito delle crisi dell’ex Ilva.

E proprio sulla distanza tra la richiesta dei prossimi proprietari ed il Governo si sta misurando l’ennesimo tira e molla all’interno del Governo. Da un lato Lega (e Confindustria soprattutto) che propendono per rivedere la norma che abolisce l’immunità penale e la responsabilità degli acquirenti nella cessione dell’impianto siderurgico Ilva, mettendoli al riparo dalle inchieste penali a partire dal prossimo 6 settembre. Dall’altro i 5 Stelle, tendenzialmente (ma con diverse sfumature) favorevoli alla riconversione dell’intero impianto siderurgico, se non alla sua chiusura.

LE IMMUNITA PENALI PER ARCELORMITTAL

Stando così le cose gli attuali affittuari di ArcelorMittal, prossimi proprietari dell’Ilva, si vedono chiudere le porte in faccia dal Governo sulle garanzie che pure erano state sottoscritte sulla loro immunità con riferimento ai lavori di adeguamento e di risanamento ambientale.

Una situazione che ArcelorMittal ha giudicato pericolosa ed in grado di rendere impossibile la gestione ordinaria dell’impianto, figuriamoci la bonifica dell’intero territorio. ArcelorMittal, si è impegnata infatti ad investire 2,4 miliardi entro il 2023 tra piano ambientale e piano industriale,prendendo posizione contraria e netta, però, a quanto scritto nel decreto Sviluppo in fase di conversione in questi giorni al Senato.

E Di Maio rilancia: “io credo che se si porteranno avanti i patti come li abbiamo sottoscritti, cioè se si porterà avanti il piano di aggiornamento degli impianti, il piano ambientale e la copertura, non ci sarà nessun problema e non ci sarà nulla da temere”, ha detto il vicepremier.

Poi la precisazione: “L’esimente penale non era nel contratto che abbiamo firmato, non era legata neanche all’addendum. Credo che ArcelorMittal, come ha dimostrato finora, se continua a dimostrare il mantenimento degli impegni, non ha nulla da temere”.

“La Corte Costituzionale – ha aggiunto il vicepremier – si sarebbe espressa sull’immunità penale probabilmente in autunno e siccome abbiamo sempre detto che su quella norma avevamo perplessità, era giusto dire che non deve esistere l’immunità penale in una situazione così complicata come quella di Taranto”.

Di Maio ha affrontato poi anche il problema della cassa integrazione, che da luglio verrà attivata per 1.400 dipendenti tarantini di ArcelorMittal: “Siamo al lavoro – ha aggiunto – e chiederemo chiarimenti al tavolo sul perché debba coinvolgere 1.400 lavoratori”.

IL PIANO DI SVILUPPO PER TARANTO

Passando poi al tavolo di questa mattina, a Taranto era presente una folta delegazione ministeriale a targa M5S: Giulia Grillo, Elisabetta Trenta, Alberto Bonisoli, Barbara Lezzi e Sergio Costa che hanno presentato agli enti locali tutti gli interventi sui quali tre gruppi di lavoro interministeriali – salute e sociale; lavoro, imprese e innovazione; riqualificazione urbana – stanno lavorando per rilanciare Taranto.

“Un piano decennale, con risultati che si vedranno anche nel breve-medio periodo – sono le parole di Di Maio – per rilanciare altri settori strategici del territorio tarantino. La Zona economica speciale è stata sbloccata. Poi ci sono – ha aggiunto – investimenti per il centro storico con 90 milioni assegnati ai progetti e per il quartiere Tamburi e oggi firmiamo un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’Arsenale militare per l’utilizzo di 30 milioni di euro che prevede la possibilità che la struttura possa aprirsi ai turisti come polo museale”.

NESSUN INCONTRO CON LE ASSOCIAZIONI TARANTINE

Non hanno preso parte al tavolo locale, e non hanno incontrato i rappresentanti del Governo, le associazioni di cittadini ed ambientaliste tarantine che contestano il vicepremier Di Maio e le scelte che il governo sta portando avanti.

Alcune hanno dato vita ad un sit-in di protesta verso lo stabilimento ex-Ilva, chiedendone la chiusura e la bonifica dell’intero sito, con il reimpiego degli operai e la riconversione economica dell’intero territorio tarantino. Un altro gruppo invece ha chiesto al vicepremier “una diversa modalità di confronto che preveda da parte sua, e degli eventuali altri ministri presenti, risposte immediate al termine di ogni intervento. Ciò al fine di assicurare un puntuale contraddittorio tra le parti, nel rispetto dei ruoli”.

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