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Concluso a Bari il World Press Photo, il grande evento di fotogiornalismo che unisce il mondo

È terminata, domenica 23 Giugno, l’ultima edizione del World Press Photo: il più grande evento di fotogiornalismo nel mondo, organizzato dall’omonima fondazione olandese nel 1955,  che dal 17 maggio ha occupato il Teatro Margherita di Bari, ospitando giornalmente tantissimi visitatori.  Ricordiamo che Bari è tra le prime dieci  città al mondo, tra le 100 in 45 Paesi, ad ospitare il World Press Photo, uno degli eventi più significativi  e attesi nel capoluogo Pugliese.

Quest’ anno  la foto vincitrice del World Press Photo of the Year,  l’ha scattata John Moore e si chiama “Crying girl on the border”. La foto mostra una bambina dell’Honduras che  piange disperata, mentre sua madre viene perquisita dalla polizia di frontiera, al confine fra Messico e Stati Uniti. Al centro di tutta la mostra ampio spazio è stato dedicato alla politica, spesso crudele, del presidente Trump per l’immigrazione clandestina: le foto mostrano chiaramente quanto non si parla di numeri,come spesso citano gli organi di informazioni, ma di umani  e di come sia  complesso, oggi giorno,soprattutto a causa della cattiva informazione,  comprendere il dramma di chi viaggia verso l’ignoto, nell’incertezza assoluta e nella speranza di un futuro più rispettoso  verso i diritti civili e più vivibile rispetto al paese d’origine.

Tante altre sono le tematiche prese in riferimento quest’ anno dalla fondazione, tra queste non poteva mancare lo spazio dedicato all’inquinamento ambientale,  particolare lo scatto del fotoreporter portoghese Màrio Cruz  che mostra  un bambino che raccoglie materiali da riciclare disteso su un materasso, circondato da rifiuti galleggianti sul fiume  Pásig, nelle Filippine.  Negli anni novanta il fiume  è stato dichiarato biologicamente morto a causa dell’inquinamento industriale, utilizzato prettamente come fogna o discarica a cielo aperto e in alcuni tratti la massa di rifiuti è talmente densa che è possibile perfino camminarvi sopra.

Molti di questi scatti mirano soprattutto a contrastare i pregiudizi e gli stereotipi sociali come la discriminazione del mondo transgender che li vede, ancora oggi, soggetti a stigmatizzazioni e maltrattamenti in tutto il mondo. Di forte sensibilità gli scatti della fotoreporter statunitense Jessica Dimmock che mostrano i soggetti transgender nel gestire le difficoltà di una società incentrata sul giudizio e sull’inconsapevole danno psicologico che quest’ultimo può scatenare.  Ma non solo, tantissime sono state le questioni prese in esame: l’overdose da oppioidi che negli Stati Uniti  conta ogni giorno più di centinaia di morti; l’educazione patriottica, spesso in chiave militaristica, in Russia e negli Stati Uniti che porta i giovani ragazzi a impossessarsi di armi per sostenere la propria patria;  la violenza sessuale dei soldati all’interno del Corpo dei Marines e i traumi da essa caratterizzati; la discriminazione delle donne in Iran e la loro difficoltà di accedere agli stadi; la guerra e gli effetti devastanti che questi hanno sulla popolazione, spesso celati da un’ informazione poco corretta.

Nell’ ultimo weekend il World Press Photo Bari ha concluso la sua esposizione con l’approfondimento culturale a opera di Fausto Melluso, responsabile migrazioni Arci  in Sicilia, attivista di Mediterranea e con l’apertura speciale fino a mezzanotte con la musica di accompagnamento di Bebo de Lo Stato Sociale.

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Roberta Lobascio
Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.

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