HomePoliticaLa favola della Sea Watch 3 e l'orco-Salvini

La favola della Sea Watch 3 e l’orco-Salvini

C’era una volta una ONG tedesca, battente bandiera olandese, con un giovane capitano di 31 anni, donna, conosciuta come Carola Rackete. Dopo tante esperienze nell’ambientalismo e nelle missioni in mare, diviene comandante della nave Sea Watch 3, assurgendo il ruolo di caso politico planetario tale da fargli meritare una fama globale.

È davvero una narrazione succulenta quella dei 42 migranti sbarcati a Lampedusa, dove il “cattivo” Salvini evidentemente trova radici ben piantate nel sentimento italiano, raggiungendo la cifra record del 38% nei sondaggi.

Il 12 Giugno 2019 la nave Sea Watch 3 con 42 migranti a bordo recuperati vicino le coste di Tripoli, ove la Libia aveva dato il porto sicuro e autorizzato lo sbarco, decide di non volere lasciare lì i migranti, e dopo ore d’attesa, riprende il suo viaggio. Quindi la Rackete decide di dirigersi verso la Tunisia, anche qui però ad un certo punto cambia rotta.

La nave si trova ad un bivio, o puntare verso l’Italia o verso Malta, ma ovviamente la scelta cade sul nostro Paese e su Lampedusa. Dopo 17 giorni in sosta, dove per tre volte è stato respinto il permesso d’attraccare, ordine firmato congiuntamente dal Ministro dell’Interno, Difesa, e Trasporti, la Sea Watch 3 fa ricorso per un intervento d’urgenza alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo. Bocciato anche quest’ultimo, visto che le persone in stato di necessità sono state assistite dall’Italia.

Non resta che violare le disposizioni del Governo o tornare indietro, scegliere un’altra rotta insomma. Ovviamente il fanatismo intellettuale e l’ideologia contro il nostro presunto razzismo valica il buonismo, e il capitano decide di andare incontro alle conseguenze legali delle sue azioni, entrando illegalmente nel porto.

Arriva la motovedetta della Guardia di Finanza che intima l’alt!, violato anche questo, la Rackete si azzarda in una manovra pericolosissima che schiaccia l’equipaggio della GDF verso il molo, rischiando di uccidere i nostri militari. Panico e sconcerto, evidentemente si è buoni con chi è a bordo e tiranni con chi fa il proprio mestiere in divisa, così facendo però i migranti toccano terra.

Il pm di Agrigento Patronaggio firma l’arresto in flagranza per avere disobbedito le disposizioni di una nave militare, e soprattutto per avere messo in pericolo vite umane con consapevolezza. Non la pensa così però il gip, che non convalida l’arresto e la scarcera.

Salvini rilancia: “Espelleremo la ricca tedesca perché mina la sicurezza Nazionale”, provvedimento che dovrà essere ratificato da un giudice, cosa che molto probabilmente non avverrà. Il 9 luglio è stato programmato un interrogatorio, che quasi certamente slitterà per un rinvio chiesto dal legale della Rackete, e quindi con ogni probabilità l’imputata resterà nel nostro Paese.

Non solo, i giudici smontano il Decreto sicurezza bis che prevederebbe forti sanzioni pecuniarie e, in caso di reiterazione del reato, il sequestro dell’imbarcazione. Il gip afferma che tutto ciò non è applicabile alle operazioni di soccorso in mare, di fatto smontando l’essenza del provvedimento.

Da una parte c’è il fanatismo intellettuale, la cooperazione dei media e l’antipatia giuridica – dall’altra c’è il Governo italiano ed il consenso democratico. Questa è una favola poliedrica, ognuno con la propria intelligenza selettiva, trova la propria morale, così come il buono ed il cattivo della storia.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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