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Blatte, blatte ovunque. È questa la sensazione che proviamo quando, soprattutto d’estate, camminiamo per le vie di alcune città, in particolar modo nella zona antica. Come sempre, presto o tardi, partono i piani di disinfestazione ma sembra che tutto questo potrebbe non bastare. Uno studio pubblicato da poco su Nature-Scientific Reports ha definito i contorni di una condizione inquietante: gli scarafaggi stanno sviluppando resistenza ai pesticidi, persino a quelli con cui non sono mai venuti a contatto. Cosa significa? La risposta è nei prossimi paragrafi.
Scomodi coinquilini
Con il comune nome di blatte ci riferiamo a quella che scientificamente è chiamata Blattella germanica e che è conosciuta anche come fuochista o mangiapane delle cucine. Queste etichette non le sono state date così, per caso, infatti ama intrattenersi in locali caldi, umidi e con una buona disponibilità di cibo. Vi ricorda qualcosa? Sì, il posto preferito delle blattelle è la cucina (ma anche bar, ristoranti e magazzini di derrate alimentari), in cui trovano numerosi anfratti per nascondersi, come il retro di lavatrici, lavastoviglie e lavandini. Naturalmente gli scarafaggi faranno di necessità virtù e sceglieranno altri posti con le stesse caratteristiche per nutrirsi e riprodursi. Cosa mangiano questi insetti? Sono onnivori quindi si possono nutrire di numerosi alimenti. Inoltre amano il buio e si muovono indisturbati, arrampicandosi anche su superfici lisce e sui soffitti grazie alle ventose presenti sulle loro zampette.
Le blatte sono veramente pericolose?
Che tipo di minaccia sono gli scarafaggi per la nostra salute? I rischi dimostrati, riguardanti le infestazioni da blatte, sono legati alla loro presenza in ambienti sporchi, non salubri, ma anche alla contaminazione di cibo e al causare l’insorgenza di asma allergica.
Numerosi studi hanno dimostrato che questi insetti si nutrono anche di escrementi umani e quindi trasportano ed espellono patogeni per noi pericolosi, rivestendo un importante ruolo secondario nella diffusione di malattie. Possono portare con sé batteri, funghi, muffe e virus, tra cui quello che causa la poliomielite.
L’asma, però, rimane il più grande problema connesso alla presenza di questi insetti. Per non parlare dell’uso improprio di insetticidi che è l’origine di problemi di potenziale esposizione a sostanze nocive negli esseri umani.
Parlarne vi ha già disgustati e terrorizzati? Il bello deve ancora arrivare.
Gli scienziati hanno cattive notizie: gli scarafaggi sono dure a morire
Presto i nostri comuni trattamenti con i pesticidi potrebbero non essere efficaci contro le infestazioni da Blattella germanica: questi scarafaggi stanno sviluppando una resistenza agli insetticidi, persino quelli con cui non sono venuti a contatto. Cosa significa? Con l’uso diffuso dei veleni per gli insetti, hanno iniziato a sopravvivere e riprodursi gli individui non sensibili a una determinata sostanza. È una forma di selezione naturale che porta all’affermazione di popolazioni che non muoiono se a contatto con un particolare pesticida. Si è così evoluta la resistenza ad almeno i più comuni veleni.
Le blatte vivono per circa 100 giorni quindi questa resistenza evolve in maniera molto veloce, trasmettendosi – attraverso i geni – dai genitori alla prole (più di 50 figli per ogni deposizione di uova, che avviene ogni 3 mesi). È comprensibile che quella tra noi e gli scarafaggi sia una battaglia difficile.
I ricercatori della Purdue University, negli Stati Uniti, hanno svolto uno studio per capire l’entità di questa resistenza: hanno testato alcuni dei metodi più usati di disinfestazione con insetticidi in edifici dell’Indiana e dell’Illinois per 6 mesi. In un trattamento sono stati impiegati 3 insetticidi di differenti classi a rotazione (ciascuno per un mese con una seconda ripetizione); nel secondo trattamento è stato utilizzato un mix di insetticidi di differenti classi per i 6 mesi previsti; nel terzo è stato scelto un insetticida per cui le blatte avevano mostrato una bassa resistenza, questo per l’intera durata della sperimentazione.
I risultati non sono stati incoraggianti, infatti il primo trattamento ha fermato la proliferazione ma non ha ridotto il numero degli animali, il secondo li ha fatti addirittura prosperare, il terzo (un gel di abamectina) ha diminuito la popolazione solo in caso di resistenza minore. In un’altra area dove il 10% della popolazione era resistente alla sostanza, la popolazione è cresciuta.
La soluzione: un attacco combinato
Dopo ulteriori test di laboratorio sugli insetti studiati, gli scienziati hanno mostrato che erano stati in grado di sviluppare una resistenza incrociata, ossia una tolleranza a una sostanza tossica, acquisita senza esserne venuti direttamente a contatto. Ciò significa che gli scarafaggi sopravvissuti, ad esempio, a un determinato spray potrebbero scampare anche ad altri tentativi di eliminazione, svolti con una differente classe di pesticidi.
In attesa di ulteriori ricerche, il consiglio dato dagli esperti è di combinare i trattamenti chimici con trappole, specifici aspiratori per scarafaggi e con migliori interventi igienico-sanitari. Riusciremo a salvarci dall’invasione delle blatte? Per ora la guerra sembra appena iniziata.
Credits immagine: David Monniaux via Wikimedia Commons (CC-BY-SA 3.0)




















