Matteo Renzi doveva lasciare la politica, doveva proprio sparire dai radar, e non per rancore di qualche commentatore od oppositore, ma proprio per sua espressa, chiara, inequivocabile volontà oratoria post Referendum Costituzionale.
Il richiamo all’attività tuttavia è stato così forte da fondare in questo 2019 un nuovo partito, il cui simbolo verrà presentato alla Leopolda, che come focus avrà la battaglia versus Salvini, sarà femminista, e che con zaino in spalla proporrà una nuova visione dell’Italia e dell’Europa. Parole dell’ex Premier carpite in un post Facebook alquanto eloquente.
Con lui un drappello di trenta parlamentari, e soprattutto pedine interne alla maggioranza di Governo ottenute grazie al peso di un Partito Democratico lasciato il minuto dopo l’incasso delle poltrone. Non proprio una operazione felice dal punto di vista mediatico e stilistico.
È ovvio che se Renzi avesse comunicato prima la propria mossa, avrebbe avuto un peso notevolmente minoritario negli equilibri di potere, tant’è vero che Conte con aplomb fa trapelare la propria irritazione, trasudando “perplessità”.
L’ex Sindaco di Firenze è stato scaltro, astuto, un ottimo manovratore di Palazzo. Da scafato stratega ha fatto prima nascere il Governo, evitando anche di sparire dalle liste elettorali di Zingaretti, poi ha portato a casa uomini nell’Esecutivo e per finire ha fondato un partito nuovo che – nel frattempo che si governa – potrà strutturare sui territori e lanciare per le prossime elezioni. Resta solo un punto fuori. Cosa ne penseranno gli elettori?




















