Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prepara misure shock e complesse per la riduzione del cuneo fiscale sui dipendenti e – promette – che le clausole di salvaguardia IVA verranno sterilizzate, date anche le frizioni con “Italia Viva” di Matteo Renzi.
Non solo, a quanto pare allo studio dovrebbero esserci misure volte ad incentivare l’uso dei pagamenti digitali penalizzando chi utilizza contante, con il ritorno in voga del carcere per gli evasori, refrain negli anni dei governi di centrosinistra.
Ad esempio sul tavolo una formula di cash back di Stato, dove chi paga beni di prima necessità o la cena al ristorante con la carta anziché in denaro liquido, poi trovi a conguaglio fiscale sino a 500 euro di “bonus”, fornito da una cresta d’IVA che potrebbe differenziarsi dell’1 per cento.
Eppure il “pagare tutti per pagare meno” del Conte 2 collide col “pagare meno per pagare tutti” del Conte 1, ed è il Senatore Armando Siri della Lega a ricordarlo:
“Conte vuole più repressione, più sanzioni, più controlli, più limitazioni della libertà. Noi invece diciamo una cosa semplice che ha dimostrato la sua efficacia in molti Paesi. Se lo Stato chiede tasse giuste i cittadini sono più invogliati a pagare e ad essere in regola con il Fisco.
Noi lavoriamo per una tassazione equa e sostenibile al 15% per tutti, famiglie e imprese perché pensiamo che solo così possano tornare a crescere i consumi e con essi la produzione e il lavoro.”
Sottolineando come il vero problema dell’Italia sia l’elusione fiscale delle multinazionali e non l’evasione tout court, che sottrarrebbe al Bel Paese 24 miliardi d’imponibile per 6 miliardi di mancato incasso per l’erario:
“Tassare il contante non è la strada per ottenere più gettito e più fedeltà fiscale ma è solo il modo per incrementare i guadagni e gli affari degli intermediari finanziari e penalizzare gli anziani e coloro a cui i 2 euro di commissione fanno la differenza. Ogni italiano è obbligato a pagare circa 200 euro all’anno di spese di conto corrente anche solo per ricevere lo stipendio. Praticamente una rata di IMU.”











