Il Disegno di Legge Regionale n.15, “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali”, introduce una nuova competenza per i Comuni: l’accalappiamento dei cani randagi.
Pertanto, il servizio pubblico di cattura e trasporto presso il canile sanitario di tutti i cani vaganti, secondo quanto prevede la proposta che approderà in Consiglio Regionale in queste ore, sarà esercitato dagli enti locali comunali.
Sull’argomento interviene il consigliere comunale di Lecce Andrea Guido.
“C’è da chiedersi – sottolinea – a questo punto, se a Bari conoscono o meno la reale situazione delle piccole amministrazioni comunali di provincia e se hanno compreso bene che il ruolo e l’attività del veterinario del competente servizio ASL sia imprescindibile in ogni fase, a prescindere da chi compete la cattura degli animali. Il governo di Emiliano – e dei pochi sostenitori che gli sono rimasti – dimostra ancora una volta di non avere più alcun reale contatto con la realtà, con le problematiche del quotidiano e con le esigenze del territorio”.
“Demandare ai comuni un servizio che deve avvenire sotto lo stretto controllo dei dipartimenti ASL significa complicare ulteriormente l’attività sul campo. Da un lato, infatti, si vuole investire l’ente locale di una nuova mansione, ma, dall’altro, non si riconosce alcuna autonomia allo stesso, in quanto – va ricordato – nessuna iniziativa è possibile in assenza dell’intervento e della valutazione del competente veterinario del servizio sanitario pubblico. Tanto vale lasciare a quest’ultimo la completa gestione, così com’è stato finora.
Pensare, inoltre, che i comuni inadempienti nei confronti della vecchia Legge n.12/1995 e che non sono riusciti ancora a dotarsi di un canile sanitario, struttura indispensabile e imprescindibile per la lotta al randagismo e per il benessere dei cani catturati, possano iniziare un servizio di accalappiamento efficiente appare davvero difficile, se non utopico e fuori luogo. I dipartimenti SIAV di Lecce e provincia, ai quali oggi la Legge demanda l’erogazione del servizio, sono competenti su aree che comprendono diversi comuni, anche quelli che non sono dotati delle strutture sanitarie. Già così, con questa organizzazione, la gestione della materia è sempre abbastanza difficile e complicata. Imporre a un comune non provvisto di canile sanitario di provvedere all’accalappiamento dei cani vaganti senza avere a disposizione un canile sanitario per la profilassi di routine, significa mettere il carro davanti ai buoi.
In altre parole, il DDL Regionale n.15, qualora dovesse passare in Consiglio, potrebbe comportare un grave rallentamento e far sopraggiungere nuove problematiche nella difficile lotta quotidiana al randagismo”.