“Vuoto a rendere” è il titolo di un documentario realizzato dalla casa di produzione indipendente Patò film. Un ritratto a più voci del Lago di Bracciano, bacino di origine vulcanica di interesse naturalistico e riserva idrica del Comune di Roma, che nel 2017 ha subito una riduzione rapida e cospicua del livello delle sue acque. Il racconto parte proprio dal momento di massima criticità e raccoglie le testimonianze di chi quel paesaggio lo vive e sente non solo la necessità personale ma anche il dovere civico di denunciare una situazione legata a una combinazione di cause naturali, un periodo di siccità, e artificiali, l’emungimento non ponderato delle acque. Questa è una storia non ancora conclusa che serve, però, da monito a tutti noi cittadini. È necessario fermarsi e imparare a leggere il nostro territorio per essere parte attiva della sua protezione. Per sapere qualcosa in più della vicenda del Lago di Bracciano e della pellicola a esso dedicata, abbiamo intervistato Paola Pasquali, la regista, Paolo Bravi, direttore della fotografia, Giulia Baciocchi, responsabile del montaggio e ella post-produzione, e il professor Loreto Rossi, ecologo dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”.

La crisi idrica dell’agosto 2017 a Roma

I laghi sono importanti riserve di acqua potabile e sono legati alle attività turistiche, culturali e agricole del territorio di cui sono parte. Questo vale anche e soprattutto per il Lago di Bracciano, nel Lazio, bacino di origine vulcanica, custode di ricchezza dal punto di vista ambientale, con i suoi habitat e la sua biodiversità, e da quello culturale, con la sua storia e i suoi resti archeologici. Nel 2017, a causa della siccità e della mancata valutazione dei bilanci di precipitazioni, evaporazione ed estrazione delle acque per il consumo umano, c’è stato un abbassamento repentino e drastico del livello delle acque del lago: nel novembre 2017 è stato registrato una riduzione di 193 centimetri rispetto allo zero idrometrico e di 43 centimetri al di sotto della soglia per cui un sistema ecologico può essere considerato a rischio. Le conseguenze di tutto questo sono ancora visibili e non è chiaro se i cambiamenti avvenuti saranno reversibili o i cittadini e fruitori del bacino dovranno continuare a fare i conti con il suo nuovo volto.

Il lago ha cambiato volto

“L’idea del documentario è nata dall’osservazione diretta della riva del Lago di Bracciano – ha spiegato Paola Pasquali, la regista – Era evidente l’arretramento della linea di costa e la riduzione della profondità. Non servivano strumenti: hanno iniziato a saltare all’occhio dei particolari oggetti che stavano emergendo. Erano numerosissime mine inesplose della Seconda Guerra Mondiale, recintate per segnalare le zone di pericolo. Il lago era diventato estraneo a se stesso e anche pericoloso. Sconosciuto a chi lo frequentava da tempo e a chi sui suoi equilibri basava la propria sopravvivenza”. Non parliamo solo di specie animali e vegetali ma anche di persone che hanno stabilito le proprie attività sulle rive del lago e che hanno visto la propria sussistenza minacciata. Alcuni di loro hanno preso parte alla narrazione della pellicola. Pasquali ha proseguito: “Il racconto si è servito del contributo di un ecologo, di una illustratrice naturalistica, di un archeologo, dell’avvocato che si occupa della comunità che ha deciso di costituirsi parte in causa per la difesa dell’ecosistema del lago, del gestore del circolo velico e del comandante dei battelli. Proprio il battello è un po’ il simbolo, potremmo dire quasi una forma di “reincarnazione”, del lago. Il riflesso delle vicende del bacino è il blocco del battello durato un’intera stagione. Il mezzo era arenato e in uno stato di agonia. In seguito vi è stata la modificazione delle modalità di attracco e dei criteri di salita e discesa dei passeggeri”.

2017-2019: una storia che non ha ancora un lieto fine

Sono passati due anni ma il volto del lago non ha ancora riacquisito le sue sembianze originarie e non si sa ancora se il recupero avverrà o le modificazioni subite costituiranno un nuovo equilibrio naturale, diverso da quello passato, in parte deleterio non solo per l’ambiente ma anche per le attività umane e per il servizio che il lago rendeva in termini di acque potabili per Roma.
L’evoluzione del paesaggio è documentata dalle stesse riprese. Giulia Baciotti, responsabile del montaggio e della post-produzione di “Vuoto a rendere”, ha infatti dichiarato: “Le riprese sono state svolte nell’arco di due anni per cui la difficoltà di montaggio è stata cercare di mantenere a livello cronologico una certa omogeneità delle immagini. Nell’agosto 2017 abbiamo registrato una vegetazione bassa che a gennaio-febbraio 2019 era già abbastanza cresciuta, donando quelle nuove peculiarità ancora visibili”. Cambiamenti che Paolo Bravi ha voluto sottolineare con una fotografia volutamente desaturata e tetra, a enfatizzare la sofferenza totale del lago. Bravi ci ha raccontato: “Vigna di valle è diventata una spiaggia lunare e in parte lo è ancora. Lunare poiché è rimasta scoperta tutta una parte di territorio. Il lago è arretrato di 50-60 metri, quindi parliamo di spazi che si aprono, con tutto quello che ne consegue”. I mutamenti visibili a occhio nudo e comprensibili anche ai non esperti come si sono tradotti in termini ecologici? Lo abbiamo chiesto al professor Loreto Rossi, uno dei protagonisti del documentario.

Animali e piante: tornerà tutto come prima?

Questo grande decremento del livello delle acque del Lago di Bracciano, rapido ma anche prolungato nel tempo, quali conseguenze ha comportato sul suo ecosistema? Lo abbiamo domandato all’ecologo Loreto Rossi: “La vegetazione sommersa, soprattutto quella che si trova oltre i 14-15 metri di profondità, fortemente adattata a una scarsissima luminosità, ha subito gravi danni, staccandosi completamente dal sedimento. Il lago è in condizioni piuttosto critiche, la costa è irriconoscibile. L’abbassamento delle acque ha portato allo sviluppo di una vegetazione terrestre e, quindi, abbiamo una successione ecologica detta idrarca che ha occupato la zona in cui c’era l’acqua. Ci sono piante che sono riuscite ad avere la meglio grazie anche alla deposizione di nutrienti dovuta al prosciugamento del lago: sali azotati che sono rimasti lì perché non erano più presenti i microrganismi adatti a trasformarli in azoto atmosferico”. Sono piante le cui radici, come viene affermato dal professor Giuseppe Cordiano, archeologo dell’Università degli studi di Siena nel documentario, hanno contribuito a distruggere i resti archeologici che per secoli erano stati conservati dall’acqua.
Per quanto riguarda gli animali, la modificazione della distribuzione dei fondali ha avvantaggiato alcune specie di pesci rispetto ad altre. Un esempio è quello del Micropterus salmoides, conosciuto come persico trota o boccalone, la cui popolazione è aumentata a discapito di altri pesci di grande interesse economico quali il persico reale.
È importante evidenziare che la rottura degli equilibri del Lago di Bracciano si ripercuote pesantemente anche sui cittadini, danneggiando i servizi ecosistemici da esso garantiti quali i servizi culturali come attività ricreative, turismo e ispirazione culturale, e anche e soprattutto i servizi di regolazione e approvvigionamento come il rifornimento di acqua naturale pulita. Con la distruzione dell’equilibrio del lago tutto questo è stato negato.

Un possibile recupero

Il processo innescato dall’abbassamento del livello delle acque del lago, dovuto all’azione congiunta della siccità e di un emungimento eccessivo, è in qualche modo reversibile? Il professor Rossi ha spiegato: “Per quanto riguarda il recupero servono più o meno 10 anni durante i quali si può aspettare che eventi climatici favorevoli e la riduzione del prelievo producano nuovamente un innalzamento del livello che può riportare il lago al suo valore idrometrico naturale di 163,9-164 metri”. Gli abitanti e i fruitori del Lago di Bracciano sono in attesa e continuano a lottare per difendere questo bene naturale, raccontando questa storia per mantenere sempre alta l’attenzione e ricordare a tutti che non c’è bisogno di guardare tanto lontano per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’azione dell’uomo sull’ambiente. Del resto un primo passo sarebbe imparare a osservare il nostro territorio, proprio come ha fatto la regista di Vuoto a rendere: “Il lago ha una sua forma di narrazione autonoma, si percepisce nella sua forma compiuta, puoi facilmente leggerlo tutto e renderti conto per intero di quello che sta dicendo. Lo puoi vedere, lo puoi percorrere. Lui si apre, si mette a disposizione, si tratta solo di ascoltarlo. Se lo ignori sei colpevole”.

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