Il braccio di ferro sullo scudo penale in capo ad ArcelorMittal ha visto, alla fine di una lunga giornata politica, prevalere la linea dura in Commissione al Senato. Protagonisti 17 senatori del MoVimento 5 Stelle che hanno presentato un emendamento, a prima firma di Barbara Lezzi, e che di fatto toglie l’immunità reintrodotta a tempo determinato all’interno del Decreto Salva Imprese proprio dall’allora vicepremier grillino Luigi Di Maio.
E dunque quando, in Aula, il decreto sarà convertito in legge, gli acquirenti dell’Ilva, che proprio sull’immunità penale e sui tempi per gli investimenti in campo ambientale e sulla bonifica dell’area siderurgica tarantina avevano fondato il proprio accordo di acquisto con il governo, si troveranno scoperti.
Era, infatti, questa la condizione richiesta esplicitamente da ArcelorMittal e quando, in passato, era stata eliminata dal Decreto Crescita, aveva già fatto sapere che investire a quelle condizioni diventava troppo rischioso e complicato. E mentre tra le fila dei M5S l’ala più oltranzista e contraria esulta, la polemica politica non accenna ad abbassare i toni.
Mentre i sindacati si dicono preoccupati per la potenziale perdita di migliaia di posti di lavoro a Taranto.
Gli scenari dipinti da una nota congiunta di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm sono, infatti, chiari: secondo Francesca Re David, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, quello che si profila ora sarà “nella migliore delle ipotesi il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore il prologo ad un disimpegno a lasciare il nostro Paese”. Un’azione politica e aziendale che “ad un anno di distanza cambia le carte in tavola”, continuano i segretari dei tre maggiori sindacati metalmeccanici, “non ha nessuna credibilità”.
Il cedimento del governo di fronte all’iniziativa dei 17 senatori pentastellati è stato anche aspramente criticato da Matteo Salvini che annuncia “barricate” per “evitare anche un solo licenziamento”.
Ed i parlamentari pugliesi della Lega sono chiari. Sasso Tateo e Marti, con un anota congiunta, infatti, sottolineano come si tratta di “una notizia molto negativa, per migliaia di lavoratori che rischiano seriamente di essere licenziati, per la città di Taranto che adesso difficilmente vedrà qualcuno disposto a bonificare l’ambiente al posto di Arcelor Mittal, per la nostra produzione industriale che in questo modo vedrà gli ennesimi investitori scappare altrove. Un patto industriale violato, che rischia di compromettere non solo la nostra produzione dell’acciaio, ma anche l’indipendenza dalle produzioni straniere come Cina ed India. Un errore che non aiuterà Taranto ed i tarantini e che non servirà a migliorare l’ambiente”.
E continuano: “La Lega al governo era riuscita a bloccare questa infelice impostazione ideologica dei 5 stelle, invece il Pd, Renzi e Leu hanno assecondato la decrescita felice di Grillo e Di Maio. Questo governo vuole creare una nuova Bagnoli e se non si interviene subito molto presto in Puglia ci saranno oltre 10.000 disoccupati, difficilmente ricollocabili. Quando i lavoratori verranno licenziati ed i Tarantini continueranno a vivere in una città inquinata, li manderemo a casa di Michele Emiliano e dei 5 stelle”.
Dall’altro lato sono parole di esultanza quelle dei senatori pentastellati.
“Ci siamo riusciti, non ci sarà più nessuna immunità penale – dichiara il senatore Marco Pellegrini – per chi attualmente conduce l’ex stabilimento siderurgico ILVA di Taranto. L’emendamento al DL “Salva Imprese”, presentato da me e da altri 16 colleghi portavoce M5S in Senato, affinché l’art. 14 del Decreto Legge fosse soppresso, è stato approvato ieri in Commissione e fra poche ore l’Aula del Senato confermerà l’abrogazione. Sono particolarmente soddisfatto perché noi pugliesi, noi senatori e deputati del M5s, abbiamo vinto una battaglia dura e importantissima per la salute dei cittadini, per la legalità e la giustizia. Era inammissibile consentire ai gestori, agli affittuari e ai futuri proprietari del siderurgico tarantino – che, come sappiamo, è stato al centro del dibattito nazionale ed europeo – di poter godere del privilegio dell’immunità penale nella gestione di un’azienda inserita in un contesto così problematico e delicato come quello di Taranto”.
“Io – conclude Pellgrini – e gli altri 16 colleghi possiamo dirci estremamente soddisfatti e orgogliosi per aver portato all’attenzione del Senato un emendamento che riteniamo essere di fondamentale importanza per Taranto e per tutto il Paese. E ringraziamo il Governo che ha preso atto della nostra volontà l’ha fatta propria”.











