Una lunga giornata per il premier Giuseppe Conte che, in mattinata impegnato in Piemonte per i funerali dei tre Vigili del Fuoco morti nell’incendio di una cascina nell’alessandrino, nel pomeriggio è arrivato a Taranto, sede della più grande acciaieria europea ex Ilva, attualmente nodo centrale della crisi di ArcelorMittal. Gli operai, impegnati dalle 7 di questa mattina in uno sciopero di 24 ore, hanno accolto il presidente del Consiglio con una serie di cori e striscioni di protesta. Conte è stato contestato al suo arrivo davanti ai cancelli dell’ex Ilva, ed ha cercato di tranquillizzare tutti. “Parlerò con tutti ma con calma”, ha detto, mentre la folla chiedeva a gran voce la chiusura dell’impianto: “Basta chiacchiere. Qui sono più i morti che i bambini. Vogliamo la chiusura. Noi vogliamo vivere. Vai in ospedale. Vai a vedere i bimbi fare le chemio”… tra le grida ed i cori indirizzati al Premier.
Conte ha voluto parlare con operai, dirigenti e cittadini di Taranto, ed ha partecipato al consiglio di fabbrica con i sindacati che si sono detti molto preoccupati per il futuro lavorativo dell’impianto siderurgico tarantino: “Non ho la soluzione in tasca. Vedremo nei prossimi giorni”. è stato il laconico commento del Premier.
Il premier dopo circa un’ora di colloquio e scontro verbale con i presenti ai cancelli dell’Ilva, entra nella struttura. Conte, seduto su un banco, partecipa al consiglio permanente di Fim, Fiom e Uilm, ed il clima è totalmente diverso.
Dal “non ci rappresenta” si passa all’applauso e alla soddisfazione: “Siamo contenti che sia venuto”. Il capo dell’esecutivo non si nasconde, la soluzione ‘brevi manu’ non c’è. Mittal non ha ancora sciolto la riserva, ma su una cosa i lavoratori devo essere certi: “Il dossier è prioritario per il governo, ma dobbiamo gestirlo tutti uniti, non solo il governo, ma anche voi”. La sala è gremita, anche qui il premier non si stanca di ascoltare gli oltre 200 partecipanti al Cdf, come del resto non molla su quella che per lui è l’unica strategia da seguire: “Combattere questa battaglia tutti insieme, come sistema Paese”. Tuttavia il messaggio a Mittal deve essere chiaro: “Se chiedi di venire in Italia sei il benvenuto, se firmi un contratto tu quel contratto, quell’impegno lo rispetti, sul piano occupazionale e ambientale”.
“ArcelorMittal ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5 mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2 mila attualmente in amministrazione straordinaria”, si afferma in una nota dei sindacati.











