HomePoliticaSalvini: “Non mangio più Nutella, usano nocciole turche”

Salvini: “Non mangio più Nutella, usano nocciole turche”

“Niente più Nutella, usa nocciole turche. (…) Perché ho scoperto che la Nutella usa nocciole turche ed io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani, aiutare gli agricoltori italiani, perché ce n’è bisogno.” Così il Segretario della Lega Matteo Salvini, ad un convegno a Ravenna.

Insorgono i giornali, ricordando come soltanto un anno fa sui social Salvini sponsorizzasse una bella fetta di pane con la crema d’Alba per festeggiare il periodo Natalizio. Ma – evidentemente – soltanto gli stolti non cambiano idea, specie dinanzi a delle particolari evidenze di cui si viene a conoscenza.

Infatti il Segretario del Carroccio, grazie a queste affermazioni, ha riaperto un capitolo sollevato poco tempo fa da un’inchiesta della BBC, sull’utilizzo di migranti curdi e bambini nella filiera di raccolta delle nocciole in Turchia, ed il gruppo Ferrero compra trequarti di questo prodotto proprio nel loro Paese. Per ovvie ragioni, si dirà, non bastando la produzione italiana. Vero.

Tuttavia lo sfruttamento del lavoro è un tema serio, tanto che a settembre 2019 una catena di supermercati australiana è insorta proprio alla luce dei reportage giornalistici. Minori ed etnie minoritarie stipati nel sud-est della Turchia pagati 11 euro al giorno.

È una filiera complicata, perché le 400mila coltivazioni del Paese, spesso a conduzione famigliare, poi rivendono la mercanzia a commercianti indipendenti, e solo da questi poi i grandi gruppi s’approvvigionano. La stessa Ferrero ha confermato la difficoltà nella tracciabilità, mettendo in campo però tutti gli sforzi necessari per garantire gli standard etici. Però, il marchio sovrano di Salvini predilige la filiera corta, nostrana, di paese in paese e di tradizione in tradizione. Il pane cafone napoletano ringrazierà.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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