C’è una legge dello stato che per le elezioni regionali prevede la l’obbligo della doppia preferenza, nel rispetto dell’eguaglianza di genere.
Stiamo parlando della legge n. 215 del 2012, che introduce disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali, tra le altre cose.
La legge ha inserito nel nostro ordinamento una disciplina che opera su più fronti. In primo luogo, essa impone ai partiti politici di candidare un congruo numero di donne. Si tratta di quelle che giornalisticamente sono state definite ‘quote’, perché riservano a ciascun genere, appunto, una ‘quota’ di posti nelle liste elettorali (nei grandi Comuni 1/3 del totale). E’ stata inoltre introdotta, appunto, la “doppia preferenza di genere”.
Nel 2016 poi con la legge nazionale approvata il 3 febbraio e pubblicata il 26 febbraio, numero 20, sono stati stabilisce i principi fondamentali cui le Regioni devono attenersi nella disciplina del proprio sistema elettorale. In particolare la “promozione della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l’accesso del genere sottorappresentato alle cariche elettive”.
La legge prevede tre ipotesi con riferimento al sistema elettorale con liste e preferenze, liste bloccate e collegi uninominali. La prima è quella relativa alla possibilità che la legge elettorale preveda l’espressione di preferenze. In questo caso, in ciascuna lista i candidati dovranno essere presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60 per cento del totale e sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima.
Ciascun elettore, dunque, dovrebbe (può) esprimere uno o due voti di preferenza che, a pena dell’annullamento della seconda preferenza, devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista.
In Puglia, però, la normativa regionale anche non prevede questa opzione per gli elettori. E sette anni fa, quando a pochi mesi dalla scadenza della legislatura si portò il dispositivo in Aula questo venne bocciato da un voto segreto che lasciò una scia di polemiche ed un forte dibattito politico, soprattutto in seno alla maggioranza di centrosinistra.
La storia viene da lontano, dal 2012, anno in cui il Consiglio regionale con il voto segreto affossò la proposta di iniziativa popolare, frutto del lavoro del comitato 50 e 50 e di altri movimenti femminili. Una mobilitazione che franò nei banchi di un Consiglio regionale, che dimostrò ancora una volta tutta vulnerabilità politica di questa materia.
E da allora la situazione non è cambiata.
Nei giorni scorsi la Commissione Pari Opportunità ha lanciato il suo appello perchè si ponga rimedio a questa lacuna. “La inottemperanza – hanno sottolineato – dell’adeguamento della legge elettorale regionale alla norma nazionale potrà costituire un vulnus e per questo il risultato elettorale della prossima competizione nella primavera del 2020 potrebbe essere invalidato”.
La presidente della Commissione pari opportunità della Regione Puglia, Patrizia del Giudice e la vicepresidente Antonella Ida Roselli, nel corso di una conferenza stampa hanno rimarcato l’importanza e l’urgenza di questo modifica legislativa.
Peraltro sono già state presentate tre proposte, una della consigliera Anita Maurodinoia, una dell’assessore Cosimo Borraccino e quella del consigliere Ernesto Abaterusso.
Michele Emiliano ha sottolineato che sosterrà qualunque iniziativa in questa direzione “per quanto – ha detto – la mia solitudine su questi temi è nota e disarmante, prova ne è anche la legge per la quale mi sto battendo da tempo sulla omotransfobia, che non riesce a raggiungere l’Aula per il voto”.
“Serve una iniziativa politicamente forte – ha concluso Emiliano – questa vicenda, fra l’altro, rischia di compromettere l’immagine della Puglia”.
E sullo stesso tenore proprio uno dei proponenti proposte di legge in tal senso.
“Esprimo – ha detto Borraccino – la mia più completa adesione al pressante invito rivolto dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Puglia affinché il Consiglio regionale intervenga quanto prima per modificare la legge elettorale pugliese, introducendo la doppia preferenza di genere. Si tratta di un tema che, come noto, mi trova assolutamente concorde tanto che già nel giugno del 2018, proprio al fine di dare su questo punto uno scossone alla discussione nelle sedi istituzionali, ho depositato una proposta di legge finalizzata ad introdurre la doppia preferenza di genere, oltre all’inammissibilità di quelle liste che abbiano candidati di uno stesso sesso in misura superiore al 50%, stabilendo, al contempo, un principio di carattere generale sull’accesso equo, in campagna elettorale, per i rappresentanti di entrambi i sessi ai mezzi di informazione”.
“Invito il Presidente del Consiglio Regionale, Mario Loizzo, a calendarizzare quanto prima la mia proposta di legge e le altre depositate, sullo stesso tema, dai colleghi Ernesto Abaterusso e Anita Maurodinoia, in modo da superare l’attuale situazione di impasse. Poi ognuno saprà assumersi, fino in fondo e in maniera trasparente, le proprie responsabilità davanti alla comunità pugliese. Noi sapremo con convinzione da quale parte stare”.











