Veri e propri venti di guerra sono quelli che spirano in Medio Oriente. Dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani con un drone americano di alcuni giorni fa, nel giorno delle esequie solenni, l’Iran ha avviato la rappresaglia.
Nella notte sono stati lanciati missili contro due basi americane in Iraq. Illeso il personale del contingente militare italiano ad Erbil che si è radunato in un’area di sicurezza. Anche l’esercito iracheno ha chiarito che non ci sono vittime tra le sue file. Non è chiaro al momento se e quanti morti o feriti abbia provocato l’attacco.
Secondo due ufficiali americani, Teheran ha sparato 15 missili: 10 avrebbero colpito la base irachena che ospita soldati Usa di Ain al-Asad, uno la base di Irbil, 4 non avrebbero raggiunto alcun obiettivo. Secondo la tv di Stato iraniano i raid avrebbero ucciso “almeno 80 soldati terroristi statunitensi” e danneggiato anche elicotteri, droni e altre attrezzature nella base aerea di Ain al-Asad.
In un tweet il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif parla di “misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite” spiegando che l’attacco era mirato “alla base da cui sono stati lanciati attacchi armati codardi contro i nostri cittadini e alti funzionari”. “Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione”, conclude Zarif.
“Tutto bene! Missili lanciati dall’Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e ben equipaggiati del mondo!”, ha scritto sempre su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha riunito il Consiglio di Sicurezza Nazionale con il segretario di Stato Mike Pompeo e il segretario della Difesa Mark Esper.











