HomeCulturaChe successo a Bari per quei Rimbamb-eat della Rimbamband

Che successo a Bari per quei Rimbamb-eat della Rimbamband

Sei spettacoli in quattro giorni, due in più di quelli previsti, tutti sold out al Teatro Piccinni, si possono considerare un bel successo di inizio anno, tenendo conto che  sono state proposte performance già note al pubblico barese. A meritare tanto successo sono i cinque ragazzi baresi della Rimbamband, la squinternata band di mattacchioni che fanno fatica pure a definirsi: musicisti, mimi, comici, imitatori, illusionisti, fantasisti, showmen.

Ecco! Basta mixare il tutto con una abbondante dose di umorismo e la Rimbamband è pronta, tutta da bere. Anzi da mangiare! Come hanno voluto nel titolo del cartellone al Piccinni: “All You can Rimbamb-eat” parafrasando le offerte di alcuni ristoranti.

Chi sono? Raffaello Tullo da Bitonto, anima e leader indiscusso, cantante e inventore creativo dei testi; Renato Ciardo, batterista, figlio d’arte, animatore della scena con una infinità di trovate; Nicolò Pantaleo, talentuoso sassofonista direttamente dal Conservatorio (memorabile una sua collaborazione con l’Orchestra Metropolitana in un concerto in Cattedrale); Vittorio Bruno, contrabbassista dall’aspetto bizzarro e stralunato, anche lui dal Conservatorio; Francesco Pagliarulo, tastierista dal piglio jazz, detto “Il Rosso”, ma in realtà biondiccio.

Insieme mostrano un grande affiatamento, forte di 13 anni di intesa in giro nei teatri e teatrini di tutta Italia, più varie apparizioni a Canale 5. Quattro gli spettacoli finora prodotti e riproposti al Piccinni nei primi giorni di gennaio: “Il sol ci ha dato alla testa”, “Rimbamband Show”, “Note da Oscar” e “Manicomic”. Quest’ultimo si avvale della prestigiosa regia di Gioele Dix, l’attore rimasto piacevolmente colpito dalla comicità contagiosa ed esplosiva della band.

In “Manicomic” si comincia con filmati di Stanlio e Ollio, brevi scene da “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, sketch di Renato Rascel, tutti momenti ispiratori di quello che può avvenire in un manicomio dove Tullo, nelle vesti dello psichiatra, tenta di guarire quattro presunti malati: ci sono stati d’ansia, alcolismo, disturbi della personalità, sindromi ossessive, chi crede di essere Albano e chi crede di essere il Dr. Jekyll. Le terapie sono varie: musica (limbo, mambo), teatro, viaggi, sport.

Tutti motivi e pretesti per legare una serie di gag esilaranti, siparietti comici conditi da canzoni e brani noti, a partire dal trascinante “Swing Swing Swing” di Glenn Miller. Anche se lo spettacolo è scritto necessariamente con serietà, i cinque divertendo si divertono loro in primis, lasciando intuire una grande dose di improvvisazione pronta a schizzare alla prima occasione. Come quando scendono in mezzo al pubblico fingendo di vendere bibite e ghiaccioli quasi fossero su una spiaggia. Inesauribili e intelligenti le trovate: cappelli e occhiali sono il pretesto per evocare personaggi del mondo dello spettacolo. Il mattatore è sempre Ciardo, al quale spesso è proprio Tullo a fare da spalla.

Palloni di cuoio diventano strumenti musicali, campanelli formano una sinfonia, così come dei palloncini utilizzati per suonare tastiere a fiato: è comicità sana e pura, mai volgare. La follia diventa energia, libertà d’espressione (non dimentichiamo “genio e sregolatezza”) in un gioco surreale dal ritmo incalzante che non concede pause al pubblico. La presenza di un led wall nella seconda parte dello spettacolo non fa che aggiungere curiosità alla performance, mentre Tullo arricchisce la sua già forte presenza scenica con esibizioni di tip tap. Spettacolo nello spettacolo.

E nel finale (a sorpresa?) lo psichiatra perde il controllo dei pazienti e scopre di essere lui il malato mentre gli altri sono i medici! C’è poco da meravigliarsi: “La vita altro non è che un gioco della pazzia” ha detto Erasmo da Rotterdam.

Il bis è l’ennesimo divertimento, fatto di gag improvvisate con il pubblico, scherzando qua e là con grande affetto. Poi la band torna sul palco per intonare, suonando gli ukulele, la famosa “Honolulu Baby” di Stanlio e Ollio (dal film “I figli del deserto”).

Dopo Bari il tour continua: a Tirana, Modena, Varese, Genova, Mestre ecc.  per un successo che è più che meritato.

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