HomePoliticaPrescrizione: “Lettera ad un processo mai nato”

Prescrizione: “Lettera ad un processo mai nato”

La prescrizione è un istituto giuridico di primaria importanza in un sistema Giustizia al collasso, come quello italiano. Dove i carichi pendenti durano più delle pene stesse e diventano – essi stessi – la pena.

Segue il corso della natura, è la morte “per vecchiaia” ed è un principio di civiltà giuridica e morale.

Che senso ha per lo Stato rincorrere fatti di 5-10-15-20 anni prima? E come si articola un processo con le prove d’accusa e di difesa, dissolte nel tempo? Ovviamente dipende dalla gravità del reato. Ad esempio gli illeciti per cui è previsto l’ergastolo sono imprescrittibili.

Chiunque può consultare Wikipedia e troverà una bella definizione immediata sulla prescrizione che “concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo.” Il tempo passato ha una rilevanza fondamentale, sia sulla prescrizione del reato che su quella della pena. Non ha senso – se non nel rancore che non appartiene alla tradizione garantista – far espiare una condanna per fatti conclusi, lontani, consumati ed erosi dal tempo.

Quanto costa alla macchina pubblica, allo Stato, a tutti noi contribuenti, questa caccia alla strega estinta? Quanto ingolfa i già collassati Tribunali italiani? Il processo deve avere ragionevole durata. Ma sono i pregiudizi di una certa politica manettara, a non prescriversi mai.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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