Resta a capo chino per un’infinità di secondi, mentre Valentino Losito, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia inizia la sua intervista, Erri De Luca guarda in basso, forse intimorito dalla folla di gente che ha riempito ieri sera il cinema Esedra per gli incontri delle “Notti di Nicodemo”.
Ma quando inizia a parlare, dimentica – o fa finta di dimenticare – persino le domande, incastra una riflessione nell’altra, analizza l’Antico Testamento come fosse il suo pane quotidiano, ma poi ammette che lo è davvero, “lo leggo quotidianamente nella sua lingua originale, anche se non sono credente”.
E detto così potrebbe pure passare inosservato, se a organizzare l’evento non fosse stata proprio l’Arcidiocesi Di Bari e Bitonto, ma il poeta napoletano sa bene quello che dice, provoca, ironizza. “Sì non sono credente, ma non sono ateo. Nel senso che non posso dare del tu a dio, non ho uno scambio continuo con la divinità, come invece un vero credente dovrebbe fare, ma so distinguere chi ha la notizia e chi no”. E per notizia intende il senso evangelico (dal greco ‘buona notizia’, appunto), non certo quello giornalistico.
Anzi, quando Losito gli chiede che ne pensa dell’etica del giornalista come narratore di fatti, De Luca si schernisce alla defilippo maniera: “No per carità, a me ‘ste domande sulla politica mi scocciano”.
E cambia discorso. Preferisce percorrere le strade di poeti turchi, di Neruda, avventurarsi nell’esegesi dei Testi biblici, dove ogni parola nasconde un segreto (e un numero). Parola. Proprio su queste lo porta Losito, gli chiede: “Quanto conta il silenzio, e la parola?” “La parola – risponde – non serve senza la memoria. E poi le cose, solo se le dici succedono realmente. Nel testamento il verbo dire, se ci fate caso, compare sempre”. E lei, De Luca, si sente profeta? Allora sfodera di nuovo l’amara ironia napoletana: “Io? Ma manco nu poco!”.
De Luca si muove come un dirottatore di pensieri, svicolando dai riferimenti all’attualità e capovolgendo ogni luogo comune con la maestria di un poeta, che invece di scavare dentro se stesso, semmai semina e raccoglie, “finché non cresceranno tanti alberi, da farmi ombra”.











