Tre tre cinque, otto … scandisce pure le cifre del suo numero di telefonino – una per una – al microfono, Michele Emiliano, davanti ai sindaci e agli amministratori dei Comuni pugliesi, radunati dal Pd oggi pomeriggio al multisala Galleria, in una presentazione-dibattito che aveva del televisivo, con tanto di telefonate da casa: prima quella del sindaco più piccolo di Puglia, e poi quella del premier Matteo Renzi, ufficialmente ‘non prevista dalla scaletta’.
“Sapete che potete chiamarmi sempre, se necessario vi richiamo anche alle tre di notte”, spiega il candidato alle regionali del centrosinistra mentre sciorina il numero di cellulare.
“E’ il mio modo di essere un intellettuale collettivo, direbbe Gramsci”, in tutto sono 258 le amministrazioni dell’intera regione (“potete star certi che in questa campagna elettorale li nominerò tutti, uno per uno”), tra gli altri, c’erano i sindaci di Barletta, Bitonto, Cassano, Acquaviva, Bitritto, Ruvo e Bari, ma l’invito era stato mandato a tutti, indipendentemente dal colore politico, “perché se divento presidente difenderò la Regione e non le ragioni del Pd, ma dei pugliesi”.
Al telefono si sente fioca, in lontananza la voce della sindaca del paesino lontano sui moniti Dauni, “noi qui siamo isolati dal resto della regione, senza internet e senza viabilità, ogni volta nominate il mio paese durante le elezioni e ve ne dimenticate dopo”. Poi a un certo punto, silenzio, squilla il telefono, è lui, il presidente del Consiglio, “Eh, pronto, scusa puoi richiamarmi più tardi? Sono impegnato in una conferenza”, e rivela: “Sarà arrabbiato con me per un comunicato contro l’Imu agricola”. Nel frattempo l’ex sindaco di Bari scalda gli astanti, “vedo una strana rilassatezza, non abbiamo mica già vinto!”.
Per fortuna non sfodera nessuna metafora calcistica alla Renzi, dichiara che sarà “il maggiordomo di lusso” della Puglia, e non il padrone, perché “i padroni sono i pugliesi”.











