Si può uscire per andare a fare la spesa ma non per comprare un libro, tuttavia mentre fai spesa puoi andare a comprare un libro. Stessa cosa per i tabacchi, non si può uscire di casa col solo intento di comprare le sigarette, ma è un esercizio consentito nel mentre che – per motivi essenziali, di lavoro o di salute – si valica l’uscio di casa. Una selva di norme e sottigliezze che hanno contribuito a far incappare in multa molti ingenui sventurati.
L’Italia è chiusa in casa, ma non tanto per il deterrente penale poi convertito in sanzione amministrativa, quanto più per la paura. Già, la paura, questo sentimento onnivoro che ci mangia la salute mentale, sociale e relazionale. La paura ha tanti effetti negativi, tra i quali quello di debellare il sistema immunitario che tanto ci è caro contro il Covid-19.
Una paura eccessiva provoca tanti cambiamenti nel nostro corpo, mal di testa, dolore alle spalle, al petto, sintomi gastrointestinali, debolezza alle gambe. Fa aumentare la pressione sanguigna, affaticare il respiro, e così via. Però oggi siamo giudicati “virtuosi” per questa nostra scarsa motilità.
“In questo arco di tempo, le persone controllate sono state 7.427.409 e quelle sanzionate 248.351, il 3,3%, o se si preferisce una su 30. L’incidenza degli irregolari in media nei giorni feriali resta intorno al 3% – spesso anche sotto, come nell’ultima settimana – per poi impennarsi nei fine settimana (fino al picco del 6,5% di Pasquetta).”
Numeri bassi, più di quelli che ci si aspettava, sia per i tassi fisiologici di evasione delle regole, sia per l’atavico retaggio dell’italiano indisciplinato. Cosa che forse alle volte è un bene, quando si tramuta in una forma di resistenza a regole sbagliate od ingiuste. Ma nulla funziona meglio della paura. Un sentimento che inibisce l’intelligenza emotiva, che irretisce in uno stato di “abbandono” della critica, della rabbia, o di altre forme di contrarietà.
Il Covid-19 ha “il merito” di avere messo d’accordo praticamente tutti, giuristi, magistrati, medici, lavoratori, giornalisti, politici, classi sociali e livelli d’istruzione diversi. Ora forse, al quasi rintoccare dei due mesi di reclusione nelle proprie dimore, questa curva di unanimità inizia ad incrinarsi, e si capisce dal fronte delle opposizioni che sobilla a manifestare.
Ballate sui balconi, le reclame, le frasi di solidarietà verso il Paese e “gli eroi” della Sanità, gli spot h24, le camionette della polizia con il megafono: “Restate in casa (…)”, iniziano a perdere il loro potere ipnotico. L’INPS tarda nei pagamenti, le crisi psicologiche incalzano, le attività sono a corto di liquidità, ed i nervi cominciano inevitabilmente a cedere. Insomma, adesso l’Avvocato del Popolo rischia di far saltare il capello al cittadino, a cui da tempo manca il parrucchiere.











