A Torino è andato via con grande amarezza, lasciando un’aula semideserta nella kermesse dei “Ricostruttori”. Mentre ieri, alla Fiera del Levante di Bari ad attenderlo c’era una esplosiva presenza di Forza Italia. Tutta la filiera, accorata, dalla dirigenza ai militanti.
E’ il magico mondo di Fitto. Ammennicolo dorato in casa, desolazione e vuoto in trasferta. Fin tanto ci si organizzi per Roma, riesce a portare la Puglia in trasferta. Ma mete come Torino o Milano, sono decisamente troppo lontane.
Il problema di Fitto è il suo peso, esclusivamente interno. Interno a Bari ed interno al partito. Non è trasversale, non muove consenso, non ha un programma, non porta valore aggiunto. Ha diverse pedine sullo scacchiere azzurro e riesce a muoverle facendo male nell’arena. Ma è un esercizio retorico che non ti consegna né la leadership di F.I. né ti porta ad espanderti.
Porre questioni di democrazia, primarie, legittimazione dal basso, va bene come contributo alle regole del gioco che verrà. E’ antesignano di una sfida che invece dovrebbe già essere in campo.
Insomma, mentre il centrodestra discetta su quanti guarda linea dovranno stare in attacco, Emiliano prosegue adagio la sua campagna elettorale sperando che gli avversari non si accorgano di stare frullando panna montata.
Più che una catarsi politica, è una catalessi democristiana. Ha ragione Raffaele quando parla di “Encefalogramma piatto”, però non ci si risveglia con le aspirine.
Forse farà bene all’area moderata un altro lustro d’opposizione. Chissà che a furia di prendere schiaffi si sveglieranno dal torpore minoritario.
Twitter @andrewlorusso











