Bruxelles apre una procedura d’infrazione contro la Polonia perché in data 14 febbraio 2020 ha approvato una riforma del sistema giudiziario che – secondo la vicepresidente della Commissione Europea Věra Jourová – violerebbe l’indipendenza dei giudici polacchi e silenzierebbe i giornalisti.
La Polonia ha due mesi per rispondere, visto che “impedisce ai tribunali polacchi di applicare direttamente determinate disposizioni del diritto europeo a tutela dell’indipendenza giudiziaria e di presentare alla corte di giustizia domande di pronuncia pregiudiziale su tali questioni.”
La Jourová fa due importanti riflessioni, la prima è che “il virus non può uccidere la democrazia”, e la seconda è che “la costituzione ed il Parlamento non devono essere spenti ed i giornalisti silenziati”. Situazione che con metodi più subdoli e sottili stiamo vivendo in realtà un po’ dappertutto, anche nel nostro Paese.
Ieri Avvocati e Giuristi hanno diramato una nota a favore di una 50ina di Associazioni Cattoliche avverso il Premier Conte: “Il Governo ripari subito questa grave e immotivata ingiustizia, per la quale, altrimenti, non esiteremo a supportare le associazioni che per natura statutaria stanno predisponendo l’impugnazione del DPCM 26 aprile 2020 avanti ai Tribunali della Repubblica.” Il casus belli è la celebrazione delle messe ancora vietata.
Per non parlare delle parole del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre:
“Non c’è dubbio. C’è una concezione autoritaria dietro al ‘noi consentiamo’ di Conte. Deriva dal fatto che il Dpcm è un atto amministrativo individuale. Prevede limiti alle libertà costituzionali che non hanno base in un atto legislativo. Dunque se il premier disciplina tutto attraverso il Dpcm è chiaro che dica: ‘io, noi’. È lui che concede, dall’alto della sua autorità, quello che deve esser fatto. Esattamente l’opposto di quello che prevede la Costituzione dei diritti del cittadino, dell’uomo, della persona umana.”
Lo stesso Matteo Renzi, che pur sostiene la maggioranza: “Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm. Trasformiamo il testo in un decreto e portiamolo in Parlamento.” Senza dimenticare le querele, la macchina del fango, per tutti quelli che in questo periodo non si sono allineati al pensiero unico.











