Presi dalla fretta, dalla paura, dal desiderio di salvarci da un nemico invisibile che correva per le strade, dall’ansia fomentata dai media e dalla politica dell’allarme, abbiamo dimenticato un concetto fondamentale: “Ogni lavoro è essenziale per chi lo svolge.”
Se qualcuno di voi provasse, come sicuramente alcuni hanno fatto, a parlare con un barista, un albergatore, un ristoratore, un parrucchiere, un negoziante, un fornitore e così via, vi avrebbe risposto allo stesso modo.
Sfido dunque, qualsiasi esperto – task force – comitato scientifico – a convincere chi porta a casa la giornata, lo stipendio, nel settore privato, che la sua per via della definizione ATECO, non sia una attività essenziale. Il teatrante, il cineasta, il montatore di palchi, il grafico così come l’addetto luci in uno stadio, vi assicuro abbia famiglia come tutti noi.
Non ci sono figli e figliastri nell’economia circolare, ogni attività si stringe in un abbraccio intrecciato ed interconnesso. Non è possibile scindere la produzione dalla commercializzazione, l’artista dall’ingegnere, il bancario dal pescivendolo, il fruttivendolo dal ragioniere, il netturbino dallo studio notarile, e così via. Per quanto l’Italia abbia, ahimè, un’innata dote nella atomizzazione della percezione di realtà.
Nessuno allunga il naso oltre il proprio orticello, oltre la propria portata. Ognuno guarda in casa sua, pensando di essere immune dal vicino cassintegrato perché tanto (io) sono un addetto alla sanificazione. Però verrebbe da chiedersi a chi, in una situazione di fallimenti di massa, si potranno vendere i propri servizi.
Questa crisi economica indotta da quella sanitaria ha acuito le divisioni tra categorie. Se il cantiere edile è ancora operante, non ci si preoccupa del calzolaio in lockdown. Però il calzolaio che aveva preventivato di imbiancare casa o ristrutturare il bagno, accantonerà l’idea per un po’, e così anche “il settore casa” esaurirà l’attività.
Insomma, l’economia è come una candela di cera, chi resta con la fiammella accesa non si preoccupa di quella consumata, ma alla fine, al Registro delle Imprese, potremmo dover osservare molti ricongiungimenti, nel segmento delle partite Iva cessate.











