Siamo il Paese dei balocchi, e se le discordanze tra Politica – Istituzioni – Task Force – Comitati tecnico-scientifici ecc., non producesse multe, caos e tracollo del PIL, forse ci sarebbe anche da ridere. Un po’ come quando 450 persone dall’alto del loden decidono che nei lidi si potrà sì entrare in acqua, ma solo per nuotare. O come quando si stabilisce che i bagnini non potranno fare la respirazione bocca a bocca, ma osservare attentamente i movimenti respiratori dell’annegato.
Principio di precauzione direbbero i più meticolosi. Eppure il Movimento Impresa, dopo un tavolo sull’intrattenimento regionale tenuto col Presidente Emiliano, annuncia che si potranno aprire le discoteche ed i club all’aperto con “lievi limitazioni” se la curva epidemiologica resterà invariata. Decisione che ha creato un po’ di sconcerto, anche nelle opposizioni.
In effetti salta il diavolo al capello a tutti quegli esercenti, bar, ristoratori, pizzaioli, che si sono visti carabinieri, polizia locale e guardia di finanza, per 7-8 persone al banco, o perché v’era chiacchiericcio con sigaretta a ridosso del locale. Rigore collidente con l’exploit dei giovani in piazza, la ressa nei mercati rionali, ed ora l’apertura delle discoteche dal 15 giugno.
Uno schiaffo in faccia al buon senso, al criterio equo e giusto per tutti, alla tensione di questi mesi. Possibile che sia tutto finito? D’emblée? E se così fosse, perché martoriare gli esercenti, stringere il nodo al collo alla balneazione, dire che quest’anno non si potrà giocare di squadra sulla sabbia e poi, tornare in disco?
Delle due l’una, o l’assembramento non è più un problema, oppure si blocchi la movida e si dia anche un orario di chiusura ai locali. È l’incertezza che ammazza la prospettiva, il lavoro. Se il virus ha cessato la sua carica di aggressività, allora non si mandino le forze dell’ordine a punire chi, tra mille difficoltà, ha riaperto la saracinesca.











