L’Arte contemporanea può essere l’ideale campo da gioco per le istituzioni pubbliche e quelle private? Quali sono le dinamiche che intercorrono tra i due settori sociali del “Sistema Italia”, per lungo tempo concorrenti e solo negli ultimi anni orientati verso una maggiore interazione collaborazione? E quali possono essere le prospettive, e i margini di crescita e arricchimento reciproco?
A Bari, presso il Palazzo della Provincia di Bari, nella Sala che è stata sino allo scorso anno del Consiglio provinciale, si è discusso di tutto questo, nel convegno intitolato Mecenati e mecenatismi che, animato dall’intenzione di esaminare – come recita il sottotitolo dell’evento – “il ruolo dei privati nell’Arte contemporanea”, ha raccolto le testimonianze e i racconti di illustri protagonisti del settore culturale privato ed esponenti del mondo pubblico delle istituzioni e delle amministrazioni locali. Perno centrale è stata la discussione sulla possibilità e sull’effettiva realizzazione di una collaborazione, nell’ambito dell’organizzazione, gestione e valorizzazione dell’Arte contemporanea, tra attori differenti per storia, dinamiche ed esperienze, e sulla fattibilità e sulle dirette ripercussioni che questa collaborazione ha, o potrebbe avere, nella crescita e trasformazione del tessuto sociale italiano.
Il convegno, a cura dell’associazione culturale Baricult, è stato diviso in due sezioni (mattutina e pomeridiana) e caratterizzato per una serie di interventi che hanno illustrato le varie realtà di fondazioni private italiane che si sono relazionate con l’amministrazione pubblica, ottenendo negli anni significativi risultati su territorio locale e nazionale.
Numerosi i relatori della giornata, moderati dal manager culturale e collezionista Vito Labarile: da Patrizia Sandretto della Fondazione torinese Sandretto Re Rebaudengo a Maurizio Morra Greco dell’omonima fondazione napoletana, passando per Raffaella Frascarelli della Fondazione Nomas di Roma, gli interlocutori hanno posto l’accento sulla necessità di favorire un maggiore e più organico rapporto di cooperazione fra pubblico e privato, un connubio che Ugo Bacchella, della Fondazione Fitzcarraldo di Torino, ha definito come un potenziale di crescita sociale, nel rispetto però delle rispettive autonomie gestionali e programmatiche.
La storia delle grandi fondazioni si basa, dunque, su un lavoro attento che mira – altro punto in comune tra le varie esperienze – sulla valorizzazione del territorio non in termini localistici ma con sensibili aperture verso il panorama internazionale, terreno di confronto sempre suggestivo e fruttuoso. Un lavoro che può trarre uno stimolo ulteriore dal binomio pubblico-privato capace, come afferma Morra Greco, di creare brand che possano essere “eterni”, di potenziare l’industria e la progettazione culturale – come indica Raffaella Frascarelli – e di allargare le basi di pubblico, creando sinergie tra istituzioni nazionali e internazionali, come auspica Patrizia Sandretto.
Tutto questo per superare tutti gli intoppi generati da quella che Paolo Verri, Direttore del Palinsesto Eventi e Contenuti Espositivi del Padiglione Italia di Expo2015, definisce la “doppia personalità schizofrenica dell’Italia” causa nel passato del mancato aggiornamento culturale della nostra Nazione, prima per le sue potenzialità culturali e patrimoniali ma ancora oggi non capace di avviare un sistema di sfruttamento e valorizzazione delle stesse, originato anche dalla diffusa maleducazione civica.
Nel pomeriggio, a chiudere il focus sulle realtà italiane, l’intervento di Vito Barozzi per il Teatro Mercadante di Altamura e quello di Raffaele De Ruggieri, della Fondazione Zétema di Matera, che ha illustrato l’esempio materano e delle strategie che hanno contribuito a renderla Capitale Europea della Cultura per il 2019. A conclusione delle relazioni, una tavola rotonda su Bari e i suoi sviluppi logistici, artistici, organizzativi e progettuali attraverso le testimonianze dell’assessore alle Culture, Silvio Maselli, al Rettore dell’Università degli Studi di Bari, Antonio Felice Uricchio, all’architetto e professore dell’Università di Bari, Nicola Martinelli e dalla giornalista e critico d’arte, Marilena Di Tursi. Dalle parole dei relatori, ma anche dagli interventi del pubblico, è emerso quanto Bari ancora possa crescere, espandersi e affermarsi a livello delle altre realtà presenti sul territorio e per farlo, ancora una volta, esiste una parola fondamentale: fare rete.











