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Woody Allen: “Quando macchiano il tuo nome, che tu sia innocente o colpevole non ha più importanza”

Woody Allen nasce nel 1935, regista, sceneggiatore, comico, attore, scrittore, commediografo, incarna l’artista eclettico per eccellenza. Statunitense, è tra i più celebri umoristi della nostra epoca. Circa 50 film all’attivo dal 1966, negli ultimi anni è diventato il simbolo delle crociate del Me Too, movimento femminista contro le violenze sessuali e le molestie.

Negli Usa i suoi film sono boicottati, alcuni editori hanno respinto il suo ultimo libro, Amazon ha rescisso un contratto di distribuzione, il tutto per una vecchia accusa del 1992, da parte dell’ex moglie per presunti abusi su una figliastra minorenne. Lui è stato assolto, ma gli strascichi delle polemiche non lo hanno mai abbandonato:

“Le persone non vedranno mai la ragione. Quando macchiano il tuo nome, non importa se sei innocente o colpevole”. Spiega Allen in un’intervista, in cui riprende ciò che ha scritto in “A proposito di niente”, l’autobiografia:

“Voglio chiarire che non ho la sensazione di essermi difeso. Non avevo bisogno di alcuna difesa. Ho scritto la storia in modo obiettivo. Ho usato citazioni di altre persone: investigatori, medici, giudici, testimoni. Non ho mai incluso me stesso. Poiché sentivo di non aver bisogno di una difesa, ho voluto scrivere la storia in modo obiettivo e lasciare che il lettore arrivasse alle sue conclusioni. Non volevo entrare nel ‘lui ha detto, lei ha detto’. Questa non è la mia versione, ma la versione dell’investigatore, dello psichiatra e della governante. Vorrei non aver occupato tutto quello spazio (nel libro, ndr), ma per raccontare tutta la mia storia ho dovuto includere anche questa parte. Essendo innocente, non mi sentivo in dovere di dare una spiegazione a nessuno. Forse il mio silenzio ha fatto sì che la gente dubitasse”.

Non ne ha fatto un dramma: “Non l’ho vissuto come qualcosa di difficile. Quando è successo tutto ciò, ho continuato a lavorare. La vicenda era su tutti i giornali, ma gli altri erano più interessati a me di quanto non lo fossi io. Era insensato che qualcuno potesse credere che io avevo fatto una cosa del genere a mia figlia di 7 anni, insensato credere che io avessi potuto abusare di lei in qualsiasi forma. L’idea era così assurda che non ne ho parlato mai. Ho lavorato e continuato a lavorare, e non me ne sono mai interessato. Era solo una questione di tabloid, che fondamentalmente vivono di questo”.

Smontando anche la durezza dell’ostruzionismo commerciale e lavorativo: “Nella pratica tutto questo non ha avuto alcun effetto. L’editore ha respinto il libro, ma 15 minuti dopo ce ne era un altro disposto a pubblicarlo. Amazon mi ha voltato le spalle, ma ho potuto girare un altro film poco dopo. Tutto questo, non mi ha impedito di continuare a lavorare né ha fatto sì che la gente smettesse di guardare i miei film. È vero che alcuni attori mi hanno detto che non volevano lavorare con me nel film che ho girato a San Sebastián, ‘Rifkin’s Festival’. Ma non è successo niente: ne ho trovati altri. Se nessuno avesse voluto lavorare con me o vedere i miei film, forse questo mi avrebbe condizionato. Ma non è quello che è successo”.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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