All’indomani degli incidenti verificatisi ieri nel villaggio di Borgo Mezzanone, sorto sulla ex pista della Borgata nei pressi di Foggia, interviene il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo.
“I continui incendi delle baracche, gli scontri tra i residenti del ghetto, la messa a rischio quotidiana della salute e della sicurezza di centinata di lavoratori e lavoratrici, sono il prodotto di una condizione di vita non sostenibile”.
Parole dure e dirette quelle di Gesmundo: “Nessuna giustificazione della violenza, ma vivere – o per meglio dire sopravvivere – in quelle condizioni al limite, dopo sfiancanti giornate di lavoro sotto un sole cocente come in questi giorni, sono la condizione affinché episodi come quello di ieri a Borgo Mezzano possano esplodere. È il fallimento di ogni azione politica e istituzionale che pure abbiamo spronato e mettere in campo in questi anni”.
“I numeri legati ai processi di emersione e regolarizzazione in agricoltura del recente decreto, così come i percorsi di contrasto al caporalato e predisposizione di servizi di accoglienza e trasporto da attuare con i nodi provinciali della Rete del Lavoro agricolo di qualità, ci dicono di misure inidoneo e purtroppo di una ancora scarsa cultura della legalità diffusa tra le imprese, che preferiscono competere non sulla qualità ma comprimendo diritti e salari e ricorrendo a intermediazioni illecite. Le inchieste della magistratura soprattutto in Capitanata ci dicono che quel sistema è ancora radicato”, aggiunge Gesmundo.
“Non bastano le pur meritevoli iniziative come quella di Casa Sankara, o di gestione normata dell’insediamento a Torre Antonucci, dove la Regione Puglia ha inviato strutture prefabbricate per sopperire all’incendio di baracche e permettere servizi di assistenza aggiuntivi da parte di associazioni e sindacati – conclude la Cgil Puglia -. Limiti e difficoltà non superate che ci hanno spinto, prima ancora che esplodessero gli incidenti di ieri, a indire per martedì 4 agosto una conferenza stampa proprio a Borgo Mezzanone assieme alle strutture di Cgil e Flai di Foggia. Stiamo parlando di lavoratori che contribuiscono alla ricchezza del settore primario in Puglia, che magari sono residenti da anni in Italia e solo leggi restrittive nate sull’onda di uno strisciante populismo, hanno tolto loro diritti e possibilità di rivendicarli. Così non si può proseguire e se le imprese sono sorde che si inasprisca il controllo, e le istituzioni si facciano carico una volta per sempre, a partire dallo Stato centrale, di organizzare una degna accoglienza per tutti”.











