Il valore politico delle prossime elezioni regionali è chiaro come il sole. E se mai se ne cercasse una conferma, arriva il pressing diretto del Premier Giuseppe Conte per portare davanti alle urne la coalizione giallorossa tra Pd e M5S più compatta possibile. Soprattutto nelle regioni in bilico. “In Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione”. L’occasione di rinforzare la compagine governativa ed evitare una possibile spallata del centrodestra in caso di successo alle elezioni regionali e della poi possibile resa dei conti tutta interna al M5S che si verrebbe a delineare all’indomani di un voto non soddisfacente.
E se in Liguria è cosa fatta, e contro il favorito Giovanni Toti sarà Ferruccio Sansa, la situazione è molto diversa nelle Marche e, soprattutto, in Puglia.
Proviamo a fare ordine con riferimento solo alla nostra regione.
Pd e M5S per cinque anni se ne sono dette e fatte di tutti i colori: dagli scambi di insulti più o meno urlati nelle piazze e nell’aula consiliare al tentativo, fatto a più riprese, da parte di Michele Emiliano (soprattutto) di coinvolgere i pentastellati nel proprio governo. A cominciare dall’offerta di un posto in giunta proprio ad Antonella Laricchia (sdegnosamente rifiutato) oltre ad una serie di aperture costanti e continue alla ricerca dell’allargamento di una maggioranza che ha dimostrato spesso di non avere i numeri per approvare soprattutto le questioni più spinose (da ultimo la legge sulla doppia preferenza e sulla parità di genere).
Poi un anno e mezzo fa è Emiliano a rompere gli indugi ed a presentare la sua candidatura che, superate senza troppi problemi primarie fatte più per accontentare la base e la dirigenza del Pd che per la voglia di trovare avversari interni nell’attuale Governatore, ha subito trovato la ferma opposizione e rifiuto di ogni possibile ponte proprio nel M5S. Mentre a Roma si formava il governo Conte-Bis a Bari M5S e Pd non erano mai stati così distanti.
Anche il M5S fa le sue primarie e, non senza polemiche, converge sul nome di Antonella Laricchia, mentre Mario Conca sbatte la porta ed abbandona il MoVimento, parlando di lobby romana dei grillini e di decisioni verticistiche di poche persone (il riferimento a Luigi Di Maio è chiaro) che vanno contro lo spirito e le origini del movimento stesso.
Di pochi giorni fa la decisione degli iscritti grillini sulla piattaforma Rousseau di consentire, ove possibile, alleanze tra il M5S ed altri Partiti (leggasi Pd), con il chiaro obiettivo di evitare possibili sconfitte difficili da incassare per Conte ed il suo Governo.
Negli scorsi giorni poi, a campagna elettorale ormai lanciata, il tentativo a più riprese di un riavvicinamento in extremis, quando mancano poche ore alla presentazione ufficiale delle candidature. Il capo politico del M5S, Vito Crimi, dice: “L’accordo basato sui programmi è un valore aggiunto, ma bisogna valutare le singole situazioni. E no a interferenze”. Mentre la candidata grillina pugliese Antonella Laricchia rifiuta il passo indietro sdegnata: “Non piego la testa, piuttosto tagliatemela. Più importanti dei miei vantaggi personali (mi hanno promesso poltrone certe, prestigio assicurato) o di Giuseppe Conte (una maggioranza parlamentare teoricamente più rinsaldata), ci sono gli interessi dei pugliesi”.
Grosso modo le stesse parole del candidato pentastellato delle Marche Mercorelli. Che oggi sottolinea come “l’appello di Conte è fuori tempo massimo. Nessuna intesa con il Pd. E non ci sono pressioni dal Movimento, è solo una manovra mediatica dei dem”.
Insomma. Da una parte la voglia di allearsi e di evitare che il centrodestra possa (come dicono anche molti sondaggi) strappare due regioni da tempo in mano al centrosinistra, dall’altra la voglia di non snaturarsi da parte dei candidati locali del M5S.
Anche perchè poi si tratterebbe di spiegare alla base per quale ragione è stato fatto il “fatidico” passo indietro. A questo punto sarebbe davvero come tagliarsi la testa, come dice Laricchia?
Considerando anche che in Puglia c’è anche il terzo “incomodo” con Ivan Scalfarotto ed Italia Viva di Matteo Renzi che di andare con Emiliano proprio non ne ha voluto sapere, anzi… scende in campo contro il governatore uscente. Motivo in più per Giuseppe Conte per spingere la Laricchia ad un passo indietro, anche con un intervento direttamente da Palazzo Chigi.
Tutto questo per probabilmente un braccio di ferro tutto interno a Palazzo Chigi, dove tra Pd e M5S le posizioni sono distanti su punti fondamentali e nodi da sciogliere nei prossimi mesi. Una patata bollente che le elezioni regionali potrebbero risolvere, o definitivamente rigettare nel fuoco.











