Leggere, espande i nostri orizzonti ci permettere anche di riflettere e ponderare sul nostro divenire includendo punti di vista diversi, accadimenti lontani, esempi, esperienze di terzi. Con l’aumentare delle connessioni, delle piattaforme un numero sempre maggiore di contenuti è disponibile, gli e-book sono a portata di click così come giornali e magazine.

Tanto troppo di tutto e così arrivano gli “aggregatori” programmi che hanno il compito di aiutarci nella selezione dei contenuti di nostro presunto interesse, e nel farlo ci studiano, imparano, analizzano. Questi servizi sono diventati sempre più efficienti, ci regalano però un mondo unidimensionale, omogenizzato, ritagliato per rafforzare le nostre convinzioni, per compiacerci e venderci il maggior volume di… qualunque cosa.

Leggere, specialmente se informazioni di attualità, siano esse di politica, finanza, medicina, dovrebbe avere lo scopo non solo di informare ma di formare il nostro cervello neoplastico ad una critica multidimensionale e costruttiva e dunque rivolta anche ad una valutazione delle fonti ed esposizione degli eventi. Gli accadimenti degli ultimi mesi hanno cambiato le abitudini e i metodi di relazionarsi non solo tra uomini ma anche tra uomini e istituzioni tra uomini e macchine.

Anche la didattica e lo studio e non solo delle scuole primarie ma anche secondarie e delle università stanno subendo un forte cambiamento. Nuove sfide si presentano a noi, nuove opportunità e importanti cambiamenti. La vita si stia spostando fuori dai campus universitari, dalle mense e le “fraternity” e richiede per accomodare gli studenti non più dormitori ma luoghi dove poter vivere isolati ma “collegati on line” dove poter mangiare e organizzarsi su un modello non aggregativo nel senso fisico come quello anglosassone ma più vicino al concetto universitario italiano. Questo specialmente nei paesi più tecnologicamente avanzati determina un nuovo tipo di carriera didattica e la nascita di professori 3.0.

Siamo pronti?

Sono le istituzioni scolastiche pronte a questa sfida non solo tecnologica ma che richiede al corpo docenti capacità gestionali, presenza in video, gestione e implementazione delle piattaforme? Sono gli studenti pronti? E il mondo del lavoro in grado di recepire il cambiamento e trarne vantaggio? Nei prossimi mesi e anni vedremo le risposte. Intanto assistiamo ad un proliferare di sistemi educativi su internet, alcuni rudimentali, mera trasposizione in video di lezioni già di per sé noiose e vetuste, mentre altri sviluppano corsi interattivi, video accattivanti sulla base di modelli costruiti tenendo conto delle capacità di attenzione e cognitive umane, usufruendo dell’intelligenza artificiale, comprendendo le nuove sfide e i nuovi utenti e fruitori di un mondo sempre più virtuale, rarefatto, atomizzato. L’unica cosa che appare certa è l’opportunità di accedere a volumi sempre maggiori di informazioni, corsi, contenuti che possono rendere lo studente 3.0 libero di costruire una mentalità poliedrica, olistica, funzionale ai nuovi orizzonti anche grazie alla disponibilità di hardware e software sempre meno costosi e più performanti.

 

 

Banner donazioni
Gabriele Andreoli
Prof. Gabriele Andreoli, socio “dell’American Society of Diplomacy and Political Science”, professore onorario dell’università Cattolica, Miami, USA, accademico in scienze sociali IASS, Florida, USA, scrittore e ricercatore.