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Immuni, ancora pochi download per l’app che traccia i possibili contagi

Tra poche evidenze di efficacia, e crescenti dubbi e polemiche circa la sua reale utilità, procede a fatica il cammino dell’app nazionale sul covid-19: Immuni.

Gli ultimi dati, aggiornati a qualche settimana fa forniti dal Dipartimento Innovazione presso la Presidenza del Consiglio (DIPC), riferiscono che finora Immuni ha bloccato sette potenziali focolai, significa che sette utenti Immuni hanno scoperto di essere positivi perché avevano l’app. Grazie a quest’avviso si sono isolati e poi il tampone ha confermato anche la loro positività. Il mancato utilizzo dell’app, avrebbe comportato, secondo il DIPC, un ritardo significativo nell’isolamento, che sarebbe arrivato forse solo alla comparsa degli eventuali sintomi. Il warning generato ha permesso, pertanto, di contenere ulteriori contagi. Dal primo giugno sono stati 155 gli utenti positivi che avendo Immuni hanno caricato le loro chiavi nei server sanitari e così hanno potuto far scattare l’allerta a tutti i loro contatti a rischio. La progressione è di 21 a giugno, 38 a luglio e 96 in agosto. Le notifiche registrate sono state 1878, ma sono calcolate solo a partire dal 13 luglio.

Ciò nonostante Immuni non gode di grandissima fiducia da parte degli italiani, i download sono fermi da qualche tempo a quota 5 milioni circa, ovvero il 9,9 per cento della popolazione, al lordo però di disinstallazioni e di installazioni da parte dello stesso utente su più cellulari. Questa cifra è pari anche al 14% dei cellulari presenti in Italia; percentuale dalla quale sono esclusi i minori di 14 anni e chi non è in possesso di uno smartphone. Ed è qui forse il principale punto critico: il tasso di download è stabile, aumentando da settimane di appena 100 mila a settimana, il ministero della Salute riferisce che molte Regioni del Centro Nord sono sopra al 10 per cento sulla popolazione, il Sud è sempre sotto, con un minimo del 5,4 per cento in Sicilia. Il livello di download è troppo basso, secondo anche fonti istituzionali; “è stato un flop” ha commentato qualche settimana fa lo stesso viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.

A spiegare il tasso piatto di crescita di Immuni contribuiscono diversi fattori:

1) una generale sottostima del problema coronavirus (come mostrano i pochi download nelle regioni del Sud, meno colpite dalla pandemia).

2) Una sfiducia nei confronti di quella capacità di coordinamento complessivo. Ultimo esempio, quanto accaduto a un esperto di pa digitale, Francesco Paolicelli. Riferisce di essere finito in una odissea dopo l’alert di Immuni, perché la Regione Puglia, “come altre Regioni non ha ancora codificato cosa fare in questi casi”. “Dopo una prima quarantena mi hanno detto che ero libero di uscire. Due giorni dopo mi richiamano mi chiedono di fare altri sette giorni precauzionali di quarantena perché non hanno codificato il caso e quindi lo assimilano ad un rientro da zone pericolose con contatti vicini”. Alla fine, tampone negativo. Dal ministero della Salute riferiscono, come riportato dagli organi di stampa, che la procedura doveva essere la seguente: l’asl competente, allertata dal medico, deve prescrivere solo 14 giorni di isolamento contati a partire dal giorno di rilevato contatto a rischio; e il tampone solo in presenza di sintomi, che l’Asl accerterà con telefonate quotidiane.

Tuttavia anche altro minerebbe il funzionamento di Immuni alimentando la scarsa fiducia nella sua efficacia, qualche settimana fa è stato rilevato un bug che impedisce ad alcuni utenti di essere correttamente protetti dall’app, che dovrebbe avvisare quando si è entrati in contatto con una persona contagiata dal coronavirus. Una falla confermata dal DIPC, già al lavoro per correggere, in tempi stretti, la falla con un aggiornamento dell’app stessa.

Il bug, blocca a tratti i “controlli esposizione”. Controlli che l’app dovrebbe fare svariate volte al giorno per verificare se c’è stato un contatto a rischio tra l’utente e una persona rilevata come positiva (purché anche questa dotata di Immuni). È tale controllo che può consente la notifica dell’avvenuto contatto a rischio, suggerendo di contattare il proprio medico. Senza controlli, quindi, l’app smette di proteggere, diventando di fatto totalmente inutile.

Il bug si è manifestato su un cellulare Samsung S10 che ha bloccato i controlli dell’app  per undici giorni e potrebbe essere a causa di questo bug che alcuni utenti, pur essendo rimasti vicini a lungo ad altri utenti Immuni positivi al virus, non sono stati avvisati dall’app, come riportato in un caso simile a metà agosto di alcune amiche bresciane.

Dal DIPC fanno sapere di essere al corrente del bug, e che questo si presenta su alcuni modelli (Huawei ad esempio) e versioni di Android; ma non è possibile sapere di preciso su quanti e quali per via delle protezioni adottate dal software a tutela della privacy degli utenti.

Il bug non blocca del tutto i controlli ma li rende più diradati, la buona notizia è che il bug è stato già risolto, pertanto gli utenti possono quindi controllare sul Google Play Store la nuova versione di Immuni e accertarsi di installarla.

Tuttavia, distanziamento sociale, mascherine, corretta e frequente igiene delle mani soprattutto restano l’unico mezzo attualmente valido per arginare il crescente livello di avanzamento del virus. E tutti noi dobbiamo avere una parte attiva in questo senso!

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