Due interi padiglioni del Policlinico di Bari – Chini e Asclepios – sonos tati sequestrati con facoltà d’uso da parte dei Nas dei Carabinieri perché “infetti da batteri di legionella”. Il decreto di sequestro preventivo è stato disposto nell’ambito di una indagine sui decessi di quattro pazienti, avvenuti tra il 2018 e il 2020, morti nella struttura barese dopo aver contratto il batterio.
Nell’inchiesta dei Carabinieri sono indagati cinque dirigenti del Policlinico (tra cui figura anche il direttore generale Giovanni Migliore), per i reati di omissione di atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro delitto.
Secondo gli inquirenti, infatti, i dirigenti del Policlinico di Bari, dopo il primo decesso risalente al 10 giugno 2018, non avrebbero adottato “alcuna misura di controllo e bonifica per l’eliminazione del batterio, la cui presenza era stata accertata”, già all’epoca, “nell’acqua prelevata dai rubinetti del reparto di Medicina interna Frugoni”.
Sulla vicenda è intervenuto l’assessore alla Sanità della Regione Puglia Pier Luigi Lopalco.
L’assessore alla Sanità, Pier Luigi Lopalco dichiara:
“La Regione Puglia segue con grande attenzione le indagini della Procura della Repubblica di Bari e le azioni che la direzione strategica del Policlinico di Bari ha posto in essere per abbattere la contaminazione da legionella dal sistema idrico di alcune cliniche.
La Regione ha interesse all’accertamento della verità dei fatti, fermo restando il diritto degli indagati di esercitare la propria difesa e quello della Procura di svolgere il proprio compito di accertamento dei fatti anche in nome delle persone che hanno perso la vita e dei loro cari.
In questo momento di emergenza sanitaria, alla Regione Puglia preme di non perdere la disponibilità di risorse fondamentali come i padiglioni “Chini” e “Asclepios”, in quanto essenziali per la tenuta della rete ospedaliera Covid e non Covid”.











