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7 canzoni che parlano di Bari, la playlist da ascoltare passeggiando sul lungomare

Ogni città ha i suoi cantori. Strade, piazze, vicoli e aneddoti sono state fonti di ispirazione di gruppi e cantautori che hanno contribuito, attraverso le loro canzoni, a far conoscere le storie che pulsano nel cuore delle città.

Quando si pensa al connubio città-canzone è facile concentrarsi subito sul rapporto immarcescibile fra Fabrizio De André e la “sua” Genova, affrescata nelle splendide La città vecchia o Via del Campo, o raccontata in versi come avviene in Dolcenera, pezzo che eleva a poesia un triste avvenimento di cronaca – l’alluvione che ha colpito la città ligure nel 1972.

Roma caput mundi ha ispirato il primo Antonello Venditti in Roma Capoccia. Le mirabilia dell’espansione di Milano in pieno boom economico sono state dipinte da Giorgio Gaber in Com’è bella la città. Possiamo trascurare, in questo breve excursus, la Bologna vista dagli occhi del senzatetto Lucio Dalla in Piazza Grande o il lato più delicato di Napoli, rievocato da Pino Daniele in Napule è?

Ogni città ha i suoi cantori. E le canzoni spesso sviscerano meglio di qualunque altro mali e vizi atavici di una comunità. La realtà è la migliore fonte d’ispirazione per chi si fa carico di raccontare il mondo attraverso l’arte. Lo sa benissimo chi scrive canzoni e non vuole attenersi allo schema prefissato della rima cuore-amore.

Anche Bari ha i suoi cantori. Giovani, giovanissimi, sulla rampa di lancio, forse penalizzati a livello nazionale per aver ereditato l’immagine grottesca che la commedia all’italiana ha cucito addosso a Bari, mix fra accentuato folclore e compiacente macchietta di sé stessi.

Eppure, anche gli artisti baresi hanno tutti i mezzi per raccontarsi, emanciparsi dalla tradizione vernacolare – senza rinnegarla, sia chiaro – e realizzare dei veri e propri reportage musicali. Scendere dal palco, osservare la gente per strada e restituire un’immagine che faccia riflettere gli ascoltatori più attenti.

1. Folkabbestia: In via Sparano (ascolta il pezzo su Youtube)

C’è la strada dello shopping barese, con le vetrine addobbate e le signore imbellettate. C’è chi arriva a Bari per provare a rinascere, con il fagotto colmo di storie pesanti e buona volontà. Le due realtà alle volte paiono non incontrarsi, benché a portata di contatto umano – visivo, tattile, uditivo – e spintoni.

In via Sparano racconta l’indifferenza della Bari ben pensante per convenienza ed opportunità, distratta dalle vetrine e dalle sorti sportive del”la” Bari, poco disposta a concedere all’altro, allo straniero, lo status di essere umano, alla stregua di un oggetto non identificato, un pesce fuor d’acqua, un alieno.

2. U’Papun: La nèbbie (ascolta il pezzo su Youtube)

La nebbia è il risvolto romantico e misterioso dell’omertà. Gli U’Papun lo raccontano benissimo in questo brano in dialetto, in cui immaginano una fitta coltre di nebbia e fumo in grado di nascondere il marcio che s’aggira fra strade e palazzi.

Qual è il vero guaio, verrebbe da chiedersi? Che la nèbbie diventa l’alibi per dissimulare la realtà attraverso un silenzio di comodo. Non sò vviste nùdde, non sàcceche nùdde.

3. Averla Piccola: Se Parigi avesse il mare (ascolta il pezzo su Youtube)

Gli slogan possono illuderci di una Bari matura, pronta ad ergersi a capitale del Mediterraneo e assumersi le proprie responsabilità per divenire una vedetta sul mare. Bari però continua a conservare una personale indole provinciale, una bacchetta magica che trasforma abitudini e consuetudini in must, oppio per chi vuole necessariamente sentirsi di “serie A” rispetto ad una pletora di gente comune e sempliciotta.

Bari è ancora ai confini dell’impero? Ad ascoltare il pezzo degli Averla Piccola sembrerebbe ancora di sì. In attesa che un Messia ci conduca al di là delle nostre possibilità, non ci resta che attenuare le nostre aspettative. Al cospetto di mamma Bari, saremmo sempre degli stupidi bambocci.

4. Drops: Il giorno che non ti vedrò più (Vattene da Bari) (ascolta il pezzo su Soundcloud)

E si, perché Bari e il calcio hanno un legame indissolubile. La Bari, vecchia stella del Sud, magari non risolverà quei pasticciacci brutti di corso Vittorio Emanuele ma sicuramente ne allevierà le dolorose conseguenze. Nasce anche da qui l’odio – si spera solo calcistico – verso l’ormai ex presidente del Bari calcio Vincenzo Matarrese.

Lo ska dei Drops ha portato su disco la “delusione da risveglio” provata dai tifosi dei biancorossi quando hanno compreso che l’uomo della provvidenza – cavallo di battaglia barese e probabilmente italico – non avrebbe mai esaudito i loro sogni di gloria sportiva, forma embrionale del riscatto di un’intera città stufa di attese.

5. Suoni Mudù: Mimì (ascolta il pezzo su Youtube)

Anton Giacomo Milano era un anarchico. A Bari lo conoscevano tutti come Mimì. Viveva a Piazza Umberto, dove venne arso vivo sul finire degli anni ’70. Proprio sotto la statua di Umberto I aveva trovato la sua dimora in-stabile.

Con questo pezzo, I Suoni Mudù rendono giustizia ad un grave episodio di cronaca rimasto per tanto tempo nell’ombra, in nome di una città dal volto solo apparentemente sicuro.

6. Camilloré. La nònne (ascolta il pezzo su Youtube)

Vine a la nònne è l’affettuoso richiamo più udito nelle strade di Bari. Ed è forse alla saggezza delle nonne che i Camilloré si sono ispirati per questa interessante “sfida suprema” fra eternità e oscurità, spiriti e spettri, bene e male.

La nònne offre uno spiraglio di redenzione a chi gioca la propria vita a colpi di onestà. All’inizio può sembrare un investimento infruttuoso ma alla lunga i conti finiranno per tornare. E Bari? Bè, avete provato a perdervi per le strade di Bari vecchia? Se non l’avete mai fatto, dovreste. Il cuore di Bari è un mondo dove sono proprio le anziane del borgo a segnare la strada con giudizio e saggezza.

7. Bari Jungle Brothers: Rime, patate e cozze (ascolta il pezzo su Youtube)

L’hip hop è il linguaggio urbano per eccellenza, l’elettrocardiogramma in rima che descrive in tempo reale gli sbalzi d’umore di una comunità in movimento. La parola per l’hip hop è un mattone essenziale, dev’essere diretta, schietta e musicale. Cosa c’è di meglio dello slang barese per condire loop, basso e batteria e raccontare l’evoluzione di una città?

Bari sta riscoprendo la propria anima hip hop, una sub-cultura sempre più alla luce del sole. Il pezzo del collettivo Bari Jungle Brothers descrive questa presa di coscienza, un tuffo nella modernità che non rinnega la tradizionale convivialità di stampo barese. Perché cosa c’è di più moderno, se non la capacità di evolvere il proprio background ad un livello successivo?

(foto Giancarla Trizio)

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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